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Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Attualità | 04 giugno 2020, 18:12

Mons. Nosiglia ai volontari e alle persone in difficoltà: "Affrontiamo con coraggio la Fase 2"

Nella lettera "Passi di speranza", l’Arcivescovo di Torino e vescovo di Susa si rivolge prima di tutto ai volontari della Chiesa

Mons. Nosiglia ai volontari e alle persone in difficoltà: "Affrontiamo con coraggio la Fase 2"

"Passi di speranza" è il titolo della lettera dell’Arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, mons. Cesare Nosiglia, rivolta in modo particolare alle persone in difficoltà e ai volontari che in questo periodo continuano a offrire il loro prezioso servizio.

"Da qualche giorno siamo entrati nella fase due di questa inedita e faticosa esperienza che ci ha colti tutti di sorpresa: il Covid 19. Stiamo lentamente ripartendo ma sentiamo tutta la fatica di un futuro che non riusciamo ancora a vedere con chiarezza. Pensavamo di essere organizzati, di aver predisposto tutte le protezioni necessarie, di essere in un momento di nuova accelerazione dopo i lunghi anni della crisi economica. Ci sentivamo più sicuri, e ci siamo scoperti fragili, vulnerabili, aggredibili dal dolore".

"Abbiamo capito quello che un Salmo della Bibbia ci metteva davanti agli occhi spesso: Che cosa è l’uomo perché te ne curi, un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero? L’uomo è davvero un soffio: basta pochissimo – un microscopico virus – per mettere in crisi tutti i grandi sistemi economici e sociali e le nostre vite. Ma abbiamo anche capito che nel cammino di ogni giorno non siamo mai soli, che nulla capita a caso, che c’è una mano che ci accompagna anzi – come scriveva san Paolo – una roccia che accompagna. È la presenza di Gesù, vera, viva, calda, fraterna".

"In questi giorni di paura Lui si è fatto vicino a ciascuno di noi servendosi di tante persone che non hanno avuto paura del contagio, della fatica, della loro stessa paura e si sono messe sulla strada accanto a ciascuna persona che si sentiva più fragile e meno protetta. Pensando ai giorni trascorsi e alzando lo sguardo verso il futuro sento la necessità di farmi vicino e prossimo – che significa il più vicino – a ciascuno di voi. Non ci è ancora possibile incontrarci in
maniera ampia, ma il cuore non deve avere limiti e può mettersi accanto a quello dell’altro".

"In molti avete trovato rifugio nei dormitori che sono stati aperti anche per l’intero giorno, qualcuno ha potuto godere della accoglienzadi qualche parrocchia durante il giorno, in molti avete trovato il cibo nelle mense pur se con modalità più spicce e meno accoglienti. Qualcuno non è riuscito a trovare posto, o magari non se l’è sentita di accettare l’invito. A tutti Gesù è stato accanto e, oggi, vi invita a non perdere il coraggio riprendendo il cammino da dove lo avete lasciato. La strada sarà un poco più in salita ma è ancora nelle vostre possibilità percorrerla. Noi cercheremo di rimuovere le pietre che possono fare da inciampo, o almeno ci proveremo".

"Sono la fianco in particolare di quanti stavano iniziando a vedere l possibilità di uscita dal tunnel che a Torino si chiama MOI, clandestinità, precarietà. So bene che alcuni di voi hanno visto in faccia lo spettro della fame, non potendo neppure più contare sui piccoli lavoretti in nero o saltuari che avevate trovato con tanta fatica. Davanti ci sono mesi di difficile ripresa economica che, inevitabilmente, appesantiranno le vostre giornate. Eppure il Signore non abbandona mai i suoi figli, specie quando questi si trovano ad attraversare il deserto o la valle delle lacrime come dice un Salmo molto conosciuto dai cristiani: se anche camminassi in valle tenebrosa non temerei alcun male perché Tu sei con me".

"Il tuo bastone mi da sicurezza. In tanti siete scappati dalla notte che vi avvolgeva nei vostri paesi e adesso vi trovate nella notte che ancora sovrasta la nostra Italia. Non possiamo eliminarla, ma possiamo accendere tante piccole luci di reciproca fraternità. Il dovere stare forzatamente a casa penso abbia fatto capire un po’ meglio a tanti di noi cosa significhi la privazione della libertà che voi sperimentate ogni giorno. Per questo il nostro cuore è particolarmente vicino al vostro".

"Qualcuno di voi, che non lo aveva mai fatto, ha dovuto chiedere una mano alla parrocchia o alla mensa per mettere insieme il pranzo con la cena. Per altri bisognerà di nuovo andare alla ricerca di un lavoro, magari ancora attendendo.
Ma nella vostra casa abita ancora il Signore per irrobustirvi nella decisione e nella speranza. State uniti a lui come il tralcio è unito alla vite senza scoraggiarvi. Anche se non possiamo risolvere tutto, cerchiamo di continuare a darvi quel piccolo sostegno che ci è possibile e a condividere con voi quanto riceviamo".

"Non abbiate paura di scoprire la bellezza della vita buona, della fraternità con gli altri, del rispetto di voi stessi e dei fratelli. Noi cercheremo di aiutare tutta la società a starvi vicina per sostenere il vostro cammino di crescita. Durante la Fase 1 della pandemia, però, in tanti hanno messo tutto se stessi a fianco di chi faceva fatica. Penso agli operatori sanitari, a quelli della Protezione Civile, alle forze dell’ordine cui va il nostro convinto ringraziamento. Ma ci siete anche voi, amici volontari dei servizi di solidarietà e carità, che operate nelle nostre parrocchie, nelle associazioni piccole o grandi, nei centri di ascolto o nei servizi di distribuzione parrocchiali, nelle mense e nei dormitori".

"Voi che vi siete ridefiniti in pochissimi giorni per poter continuare a stare vicini, a farvi prossimo ai fratelli più poveri ed indifesi. Voi, che in tanti avete – come me – una età anagrafica che vi mette tra la categoria cosiddetta “a rischio”, ma anche voi giovani che avete scoperto la bellezza del farsi servo proprio nelle settimane di maggiore rischio. Voi parroci che avete saputo trovare continuità tra la mensa del Corpo e Sangue del Signore e la sua carne viva da servire insieme ai vostri volontari; voi religiosi che avete vissuto la fraternità nelle comunità minacciate o aggredite dal virus, condividendo fino in fondo la vita comune; voi che, in tanti, avete dato la disponibilità a portare cibo a casa dei più anziani o vi siete messi a disposizione per fare le compere a chi vive nella vostra stessa scala. Siete stati testimoni di un amore più grande che è dare la vita. Grazie di questa scelta coraggiosa".

"Non vidaranno riconoscimenti pubblici ma sentite la voce dell’alto che vi sussurra: vieni servo buono e fedele… perché ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere … Adesso siamo di fronte alle grandi sfide che il futuro ci riserva. Non possiamo perdere le lezioni che la vita ci ha lasciato. I bisogni aumenteranno e le risorse probabilmente non saranno del tutto sufficienti. La testimonianza che avete reso deve concretizzarsi nella cura della qualità delle relazioni... Questa è la nostra sfida, la sfida del volontariato ecclesiale per i prossimi anni", ha concluso Mons. Nosiglia.

redazione

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