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Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Cronaca | 11 giugno 2020, 11:26

“Non siamo tutti sulla stessa barca”: gli Extinction Rebellion denunciano il sistema finanziario con un flash mob sotto il grattacielo

Tre diversi momenti per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla devastazione climatica e per chiedere a due grandi gruppi bancari, Intesa-Sanpaolo e Unicredit, la fine dei finanziamenti alle aziende inquinanti

“Non siamo tutti sulla stessa barca”: gli Extinction Rebellion denunciano il sistema finanziario con un flash mob sotto il grattacielo

“Siamo tutti nella stessa tempesta, ma non siamo tutti sulla stessa barca”: con questo slogan, stamattina, i ragazzi di Extinction Rebellion Torino, gruppo locale del movimento internazionale nonviolento Extinction Rebellion, nato per combattere la crisi climatica ed ecologica mondiale, hanno manifestato davanti al grattacielo di Intesa Sanpaolo.

Un'azione che ha previsto tre diversi flash mob per chiedere al colosso bancario di “smettere di finanziare aziende inquinanti, supportando invece un processo che porti alla transizione ecologica”.

L’azione dimostrativa si è svolta in corso Inghilterra angolo corso Vittorio, davanti al grattacielo, con l'obiettivo di farsi ricevere dai vertici bancari. I ragazzi di Extinction Rebellion, una trentina, si sono presentati con una barca rosa, idealmente con a bordo i banchieri mentre al di fuori altri impersonavano persone morte, “simbolo di tutti gli altri, che soccombono davanti alla devastazione climatica”, spiega Marco Bertaglia, ricercatore di agroecologia del suolo e biodiversità, tra i più attivi nella protesta.

La barca ha attraversato l'incrocio e si è posizionata tra i due semafori: in questo modo gli attivisti hanno potuto distribuire volantini con spiegati i motivi della protesta a tutte le macchine che si fermavano al rosso. Tanto che dei ragazzi che passavano lì per caso hanno deciso di parcheggiare e unirsi alla protesta.

“Intesa San Paolo – hanno spiegato gli attivisti – finanzia aziende inquinanti come Eni, Gazprom e Shell; una pratica che, insieme a Unicredit, la rende responsabile per l’80% delle 90 milioni tonnellate di emissioni annuali di CO2 del comparto finanziario italiano. Quello che noi chiediamo alla banca è di ascoltare i richiami della scienza sui pericoli concreti che stiamo correndo e di portare a zero le emissioni climalteranti. Chiediamo che si agisca per il benessere di tutti i cittadini e per una società che non sacrifichi la giustizia ambientale e sociale per i profitti di poche grandi aziende. Finché banche come Intesa Sanpaolo continueranno a ignorare la drammaticità delle crisi che stiamo vivendo, non ci sarà alcuno spazio per una giustizia globale che possa essere climatica, ecologica e sociale”.

In chiusura di mattinata, un'ultima azione di protesta, con i manifestanti che si sono presentati con le mani simbolicamente insanguinate.

Daniele Angi

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