/ Cultura e spettacoli

Cultura e spettacoli | 22 giugno 2020, 21:13

L'arazzo di Raffaello dal Santuario di Loreto al Centro Conservazione e Restauro di Venaria

Esposta fino al 6 settembre nella Cappella di Sant'Uberto l'opera raffigurante la "Madonna del Divino Amore", sottoposta a un intervento con metodo conservativo

L'arazzo di Raffaello dal Santuario di Loreto al Centro Conservazione e Restauro di Venaria

Un lungo lavoro di recupero e conservazione per celebrare i 500 anni dalla morte di Raffaello. Così la Reggia di Venaria rende omaggio al Maestro esponendo al pubblico a partire da oggi, nella Cappella di Sant'Uberto, l'arazzo della "Madonna del Divino Amore", realizzato a inizio Cinquecento dalla manifattura di Bruxelles, e sottoposto recentemente a un intervento del Centro Conservazione e Restauro grazie al contributo di Fondazione CRC.

Si tratta di un tappeto con trame in lana, seta, argento e oro, ordito in lana, di dimensioni 307x202 cm, commissionato dal vescovo di Liegi Erard de la Marck e divenuto di proprietà di papa Alessandro VIII Ottoboni nel XVII secolo, per poi essere donato al Santuario di Loreto. 

Raffigura una delle immagini pittoriche più note della produzione del Maestro - la Madonna con Bambino, Sant'Anna e San Giovannino -, che ebbe una grande fortuna critica soprattutto nel XIX secolo. 

L'esposizione si protrarrà fino al 6 settembre 2020, ed è l'ultima tappa di un progetto nato nell'ambito di un programma pluriennale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale (gli step precedenti avevano visto approdare al Centro opere di Manet e Kandinskij). 

"Una sinergia virtuosa tra la fondazione bancaria, i nostri spazi, i musei i luoghi di valorizzazione - ha commentato il presidente del Centro Stefano Trucco -. Abbiamo così ripreso la nostra collaborazione con il Museo Pontificio di Loreto, iniziati anni fa con interventi su altri arazzi delle serie raffaellesche lì conservate. L'esposizione nella Sacrestia, inoltre, ricrea lo scopo per il quale l'opera era stata realizzata, vale a dire la devozione privata di un grandissimo collezionista del Cinquecento".

Il lavoro di restauro dell'arazzo è stato curato dal Laboratorio Manufatti Tessili, rappresentando un'occasione unica di conoscenza dei materiali originari e di riflessione per la messa a punto di una strategia conservativa mirata, nel rispetto dei valori materici e formali del panno tessuto. "Le fasi di pulitura - spiega la responsabile Roberta Genta - hanno permesso il recupero della vivacità delle cromie originali e della nitidezza della composizione. Abbiamo poi condotto una microaspirazione della superficie tessile per rimuovere i depositi di polvere, mentre il trattamento delle macchie scure in diversi punti ha richiesto l'impiego del laser".

"Consapevoli di operare su un capolavoro assoluto dell'arte della tessitura - aggiunge -, abbiamo optato per il metodo conservativo in fase di consolidamento, escludendo la possibilità di intervenire con integrazioni nelle bordure e cimose verticali. Lasciamo quindi ai posteri la scelta di operare per interventi futuri".

"Un percorso affascinante - conclude - dentro la materia e la tecnica". 

Manuela Marascio

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium