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Economia e lavoro | 22 giugno 2020, 11:53

Il dramma degli addetti delle mense e pulizie scolastiche: “Abbandonati, come i bimbi. Vogliamo lavorare” [FOTO e VIDEO]

I manifestanti chiedono un sostegno al reddito o il prolungamento degli ammortizzatori sociali: “A marzo qualcuno di noi ha visto 2 euro. Ministra Azzolina, vogliamo tornare a fare il nostro mestiere. Siamo disperati”

Il dramma degli addetti delle mense e pulizie scolastiche: “Abbandonati, come i bimbi. Vogliamo lavorare” [FOTO e VIDEO]

Arrabbiati. Disperati. I lavoratori delle mense e delle pulizie scolastiche e aziendali sfogano tutta la loro rabbia sotto la Prefettura di Torino, in piazza Castello. Quando il mondo della scuola si è fermato per il Coronavirus, di fatto, si sono stoppati anche loro che con il loro lavoro quotidiano garantivano ai bambini spazi puliti e pasti freschi.

“Vogliamo lavorare. Ministra Azzolina: esistiamo anche noi” è la voce che si leva da una piazza inferocita. “Monopattini, biciclette e bonus vacanze, bonus bebè: ma chi ci va in vacanza? Noi vogliamo lavorare” afferma una manifestante. Tre le richieste sostanziali del presidio sotto la Prefettura di Torino: un sostegno al reddito, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e chiarezza sulle condizioni di lavoro future. Sì, perché a settembre anche il mondo della scuola proverà a ripartire.

Una ripartenza più che mai incerta, con tanti punti interrogativi e poche certezze: “Non sanno come rientrano i bambini, con che turni. Con la mensa? In che modo rientrerà la mensa? Chi sanificherà? Il personale Ata che non è a sufficienza nemmeno per pulire i bagni che fanno schifo. Le sanificazioni delle mense spettavano agli addetti mensa, le classi chi le pulisce se i ragazzi mangeranno in aula?” attacca una signora. Dubbi su dubbi, anche per quanto riguarda il lunch break, con piattini monouso: “La distribuzione del lunch break è da maiali, ma chi spetterà? Ci sono bambini con diete speciali, non si può andare avanti così”.

Se il futuro preoccupa e non poco, il presente è drammatico. Molti lavoratori infatti non hanno mai visto un euro di cassa integrazione. “Da giugno - spiega un’addetta alla mensa - abbiamo preso solo lo stipendio di febbraio, 700 euro. A marzo abbiamo guadagnato 2 euro. Siamo senza stipendi”. Alla domanda su come hanno fatto a sopravvivere in questi quattro mesi, la risposta è tanto sincera quanto pesante: “Con aiuti famigliari, ma chi non ha nessuno? Non mi sono nemmeno osata a chiedere”.

"Quello della ristorazione scolastica è un settore a rischio", ha sottolineato l'assessore nichelinese Fiodorr Verzola. "Oggi insieme alle mie colleghe, in rappresentanza di migliaia di operatrici della ristorazione, per combattere contro un futuro sempre più incerto e chiedere diritti, dignità, contratti e salari migliori".

L’ulteriore beffa, come spiegato da una delle manifestanti, è poi la questione centri estivi. In molti hanno sperato di essere coinvolti nella gestione delle mense, almeno in estate. Nulla da fare: “Quest’anno i sindaci ci hanno tolto anche i centri estivi, dandoli in mano a chi non ha competenze. Perché non ci hanno fatto lavorare li? Ci hanno tolto tutto”.

Ecco perché la richiesta è unanime e ripetuta come un mantra da tutti i presenti in piazza: “Vogliamo tornare a lavorare per i nostri bambini. In questa pandemia hanno dimenticato i bambini. Dobbiamo imparare a convivere con questo virus, senza dimenticare loro”.

Andrea Parisotto

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