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Cronaca | 02 luglio 2020, 13:30

L'appello delle addette alle mense scolastiche: “Noi abbandonati, senza stipendio e in attesa di nuovo contratto nazionale” (VIDEO)

Presidio di protesta della CUB davanti alla Prefettura di Torino per chiedere interventi in un settore fortemente colpito dalla crisi

L'appello delle addette alle mense scolastiche: “Noi abbandonati, senza stipendio e in attesa di nuovo contratto nazionale” (VIDEO)

Le addette alle mense scolastiche sono tornate in piazza per chiedere interventi urgenti a sostegno di un settore gravemente colpito dalla crisi legata all'emergenza coronavirus.

Il presidio di protesta, andato in scena questa mattina davanti alla Prefettura di Torino in Piazza Castello, è stato organizzato dalla CUB. Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal prefetto Claudio Palomba.

A essere messo in discussione è l'intero sistema mense: “Queste lavoratrici - spiega il coordinatore di Flaica Cub Stefano Capello – sono state in cassa integrazione dal 25 febbraio al 10 giugno: al momento non hanno nessuna tutela e non percepiscono nessuna remunerazione perché gli appalti prevedono il blocco estivo. In attesa di una fantomatica riapertura vogliamo garanzia di reddito durante questi tre mesi, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e certezze per settembre; il modello, comunque, non può continuare a essere questo ma deve essere esteso a 12 mesi coinvolgendo anche le attività scolastiche estive”.

Tra le addette, nel frattempo, serpeggia l'inquietudine per un presente e un futuro tutti da decifrare: “Quest'anno – racconta una di loro dal megafono  – la situazione è stata difficile: in passato, nel periodo di sospensione contrattuale, riuscivamo a sopravvivere andando a fare altri lavori ma dove possiamo andare se oggi non c'è lavoro nemmeno per gli altri?".

"Non sappiamo nemmeno se, come e quando riprenderemo a settembre, fino a quando dovremo stare senza retribuzione? Il contratto va rivisto a livello nazionale, per riavere la nostra dignità sia come lavoratrici che come donne”.

Marco Berton

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