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Cronaca | 23 settembre 2020, 13:27

Torino, per il divieto di fumo nelle aree giochi si dovrà aspettare ancora un mese

La delibera proposta dovrà passare da tutte le Circoscrizioni e ulteriormente in Commissione prima di approdare in Consiglio Comunale. Unia: “Puntiamo a sensibilizzare più che a reprimere”

Torino, per il divieto di fumo nelle aree giochi si dovrà aspettare ancora un mese

La delibera che modificherà l'articolo 85 del Regolamento Comunale sul Verde Pubblico e Privato, introducendo il divieto di fumo nelle aree giochi per bambini, entrerà in vigore non prima di fine ottobre: è quanto emerge dall'ultima seduta congiunta tra la 5° e la 6° Commissione. Il testo dovrà infatti passare da tutte le Circoscrizioni e ulteriormente in Commissione prima di poter essere votato dal Consiglio.

Il mancato rispetto del divieto comporterà una sanzione amministrativa tra i 50 e i 300 euro: “La delibera – spiega l'assessore all'ambiente Alberto Unia – introdurrà, in un apposito comma, il divieto di fumo nelle aree giochi con un duplice obiettivo: non far respirare il fumo passivo ai più piccoli e salvaguardarli da comportamenti che, se presi come esempio, sarebbero dannosi per la salute; il tutto si inserisce nelle politiche attive già da anni, fortunatamente sempre più persone sono sensibili a questo tema. I dati Oms ci dicono che ogni anno muoiono a causa del fumo 603mila persone, di cui il 28% bambini ”.

I presenti hanno poi suggerito la promozione di un'apposita campagna informativa, oltre all'introduzione del divieto di fumare davanti alle scuole e di consumare bevande in bottiglia all'interno della aree giochi stesse: “Sono tutte proposte condivisibili - ha risposto Unia – ed è facoltà dei consiglieri comunali proporre ulteriori modifiche e ampliamenti. Per quanto riguarda la sensibilizzazione, l'Asl sta già facendo un gran lavoro ma nulla ci vieta di muoverci in questo senso. Sui controlli, infine, faremo un passaggio con il comandante della polizia municipale Bezzon ma l'azione deve essere più di sensibilizzazione che di repressione”.

Marco Berton

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