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Attualità | 14 ottobre 2020, 15:08

La storia dolorosa di tre licenziamenti al Collegio Einaudi di Torino

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata da Federico Ciciliot e altre 66 persone

La storia dolorosa di tre licenziamenti al Collegio Einaudi di Torino

Con una lettera firmata da Federico Ciciliot e altre 66 persone, viene segnalata la storia dolorosa di tre licenziamenti al Collegio Einaudi di Torino.

Questo, di seguito, il testo della missiva:

"L’anno accademico è faticosamente cominciato, ma non per la sezione Mole del Collegio Einaudi di Torino. Quali ex alunni e alunni del Collegio, salutiamo con favore che sia iniziato il rinnovamento di quel complesso, gravato di anni di servizio. Tuttavia, ciò che profondamente ci ferisce è che avvenga a discapito di storici dipendenti: Laura Giovannini, Davide Fracchia, Giulia Farina.

Il loro operato è stato ritenuto dalla direzione non più necessario, e a fine luglio sono stati raggiunti da un preavviso di licenziamento. È inammissibile che coloro che sono stati la prima linea contro il Covid, prestando servizio a beneficio degli studenti, siano prossimi al licenziamento, ancor più in un momento in cui la normativa emergenziale non permette di darvi seguito.

Conosciamo la dedizione con cui Davide, Laura e Giulia hanno assistito noi e generazioni di studenti che hanno trovato la propria casa universitaria in un’istituzione il cui motto è “si scrive Collegio, si legge famiglia”. A loro va tutta la nostra gratitudine.

Alla direzione del Collegio indirizziamo l’auspicio che torni sui propri passi, perché certi che le mansioni di Giulia, Laura, Davide siano espletabili nelle altre quattro sedi del Collegio, con minimo disagio organizzativo per il datore di lavoro.

La fondazione Collegio Einaudi è un ente non commerciale e senza fini di lucro, e oggi più che mai è chiamata a garantire agli studenti un luogo fecondo per la propria formazione, così come a nobilitare il lavoro di persone che hanno rappresentato per ciascuno di noi un fulgido esempio di professionalità, serietà e dedizione.

Aborriamo la logica aziendalistica che calpesta i diritti dei lavoratori, peraltro senza conseguire nemmeno grandi risparmi di spesa. Infatti, quelle mansioni andranno esternalizzate, come già avvenuto in molti altri casi, ciò che è incompatibile con il presupposto della riduzione d’organico: l’impossibilità di rendere utilmente la prestazione lavorativa".

comunicato stampa

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