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Economia e lavoro | 20 novembre 2020, 07:56

Area di crisi industriale complessa: l'orizzonte si sposta a inizio 2021, ma i soldi arrivano a 90 milioni

Marsiaj (Unione Indsutriale): "Ascoltate le nostre richieste". Bellono (Cgil): "Restano aperti molti nodi"

Area di crisi industriale complessa: l'orizzonte si sposta a inizio 2021, ma i soldi arrivano a 90 milioni

Torna sotto i riflettori l'Area di crisi industriale complessa per la città di Torino: nella giornata di ieri, infatti, con la presenza di rappresentanti del Mise, si è tenuto in Regione il tavolo per fare il punto della situazione, momento indispensabile in un momento come questo in cui l'emergenza quotidiana tende a sommergere i processi e i cammini di più lunga durata.

Ne è emerso che, pur in una prospettiva ancora che richiede tempo e pazienza, le risorse saliranno fino quasi a raddoppiare: da 50 a 90 milioni, anche se l'orizzonte temporale scivola all'inizio del 2021 (era fissato per la fine del 220).

“Siamo molto soddisfatti che siano state recepite le priorità manifestate dal territorio, e da noi in particolare - commenta il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Giorgio Marsiaj -. Ne è emersa rafforzata l’importanza delle filiere automotive e aerospazio, anche attraverso il sostegno ai progetti Manufacturing Technology Competence Centre e Cittadella dell’Aerospazio, dedicati al trasferimento tecnologico in questi due settori. La tempistica, i primi mesi del 2021, è molto importante, ma mi pare che tutti i soggetti coinvolti abbiano molto chiaro quest’aspetto, e anche questo è un risultato positivo. Il MISE ha confermato un importante impegno economico, che potrà essere ulteriormente incrementato se il nostro territorio saprà dimostrare una valida capacità progettuale”.

"La presenza del MiSE al tavolo di oggi è servita a comprendere un po' meglio lo sviluppo possibile di un progetto annunciato ormai un anno fa a Torino dal Presidente del Consiglio - commenta Federico Bellono, Cgil Torino. Ci auguriamo che davvero l'Accordo di Programma possa essere definito entro i primi mesi del 2021 anche se restano aperti molti nodi: quante risorse effettive - ad oggi non siamo ai 150 milioni promessi un anno fa -, quali progetti concreti in quanto l'interlocuzione con le aziende è in corso, quale rapporto con le risorse che arriveranno con il Recovery Fund. Ma soprattutto, per noi, quali ricadute occupazionali tanto più in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo. Abbiamo chiesto a questo proposito un confronto specifico con le organizzazioni sindacali".

Massimiliano Sciullo

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