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Attualità | 03 dicembre 2020, 07:33

Il Coronavirus e la disabilità visiva: "Vi racconto la nostra nuova vita a ostacoli”

Le riflessioni di Giovanni Laiolo, presidente dell'UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) di Torino in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

Il Coronavirus e la disabilità visiva: "Vi racconto la nostra nuova vita a ostacoli”

Il Covid come minaccia, come nemico insidioso, come fonte di disagio esistenziale. Una condizione che tutti stiamo conoscendo nella nostra quotidianità, ma che per le categorie che già sono costrette a vivere in situazioni di necessità rischia di avere effetti ancora peggiori. 

Proprio quello che racconta Giovanni Laiolo, Presidente UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità.

"Da un giorno all’altro capisci che il senso del tatto (per te così indispensabile) è diventato un potenziale pericolo. Devi ripensare ogni tuo gesto e stare costantemente in guardia: quando prendi sotto braccio la persona che ti accompagna, quando per strada senti dei passi in avvicinamento o quando, davanti a un negozio, ti imbatti in una coda. Poi c’è quella protezione su naso e bocca, che ti scherma dal virus, ma attutisce le voci e limita la percezione di profumi e odori, facendoti sentire ancora più isolato. Se poi devi andare in ospedale per una visita oculistica, i tempi d’attesa tendono all’infinito. Per chi non vede, quello della pandemia è un momento quanto mai insidioso, carico di ostacoli e fatiche. Come Unione Ciechi stiamo facendo di tutto per non lasciare soli i nostri soci e amici, ma abbiamo bisogno dell’apporto dell’intera società. Sì, questo tempo, pur così drammatico, può essere l’occasione per diventare più attenti verso le persone fragili", fa notare Laiolo.


Trattamenti oculistici sospesi o rinviati
La pandemia ha paralizzato il lavoro di tantissimi reparti e ambulatori oculistici. Le conseguenze, purtroppo, rischiano di essere gravi: senza gli adeguati controlli, infatti, diventa molto più difficile contrastare patologie fortemente invalidanti, come il glaucoma o le retinopatie (che, nei casi più gravi, se non affrontate in tempo, possono portare alla completa perdita della vista). "Ci rendiamo conto della situazione estrema e della fortissima pressione cui il sistema sanitario è sottoposto. E tuttavia chiediamo che non vengano dimenticate le esigenze dei pazienti con malattie oculari. Molti di loro hanno bisogno di trattamenti immediati e non possono aspettare. Le liste d’attesa si stanno allungando all’infinito, ma, almeno in certi casi, lasciar passare il tempo significa diminuire enormemente le possibilità di cura". 

L’Unione Ciechi ha, tra i suoi compiti statutari, la prevenzione delle malattie degli occhi. "Prima che la pandemia ci costringesse a sospendere le attività di questo genere, molte volte (e in diversi periodi dell’anno) abbiamo messo a disposizione dei cittadini, in maniera totalmente gratuita, cliniche oculistiche mobili, organizzando giornate di prevenzione ed eventi di piazza. Anche ora, seppur con strumenti diversi, vogliamo tener fede a questo impegno. Vogliamo che non si spenga l’attenzione sul tema".  


Tra code, dehors e nastri colorati (che non vediamo)
Se già prima del Covid-19, in una città grande e complessa come Torino, le persone cieche o ipovedenti avevano difficoltà a muoversi, ora i loro spostamenti sono diventati ancora più difficili. Tantissimi esercizi commerciali hanno trasferito all’esterno la propria attività: sedie, tavolini e dehors sono ovunque. Per non parlare dei clienti in coda. In molti luoghi pubblici (nei supermercati, ad esempio, ma anche negli uffici postali o nelle stazioni) ora ci sono precisi percorsi da seguire, spesso contrassegnati da cartelli o nastri sul pavimento: tutte indicazioni meramente visive, che per un cieco sono del tutto inaccessibili. Anche sui mezzi pubblici ci sono nuove regole. Recentemente l’Unione Ciechi ha lanciato una campagna di sensibilizzazione insieme al Gruppo Torinese Trasporti (Gtt) e all’Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti (Apri). In due brevi video spieghiamo ai cittadini che (nonostante le generali disposizioni anti-Covid) i passeggeri con disabilità visiva possono continuare a usare la porta anteriore per salire sui mezzi. "Per questo invitiamo tutti a lasciar libero quel varco, quando è presente un viaggiatore con bastone bianco o cane guida. Sono piccoli gesti d’attenzione, ma possono fare la differenza". 


Un distanziamento più difficile
Ci sono anche aspetti a cui in genere non si fa caso. Quando una persona parla con la bocca coperta dalla mascherina, parte dell’emissione sonora viene filtrata. Quindi anche percepire le voci, specialmente in mezzo al traffico urbano, è più difficile. Non solo. Chi vede riesce a mantenere le distanze in maniera istintiva: basta un colpo d’occhio. Per chi non vede è più complicato: bisogna affidarsi ai rumori e farsi un’idea dello spazio attraverso il bastone bianco. Consapevoli di queste oggettive difficoltà, attualmente le persone con disabilità visiva stanno cercando di limitare il più possibile gli spostamenti, proprio per non mettere in pericolo se stessi e gli altri. Ma in certi casi, uscire è indispensabile. Inoltre è importante mantenere un minimo di contatto con l’ambiente esterno, per non perdere l’abitudine alla mobilità autonoma (un’abilità non scontata, ma acquisita con impegno e allenamento).

"Per questo chiediamo ai cittadini un minimo di attenzione e collaborazione. Non pretendiamo una vicinanza “fisica”, ma in certi casi anche una semplice indicazione data a voce (senza dover ridurre il distanziamento) può essere d’aiuto".

redazione

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