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Attualità | 25 dicembre 2020, 17:00

Effetto Covid-19: alcuni bimbi cinesi di Luserna San Giovanni stanno a casa da scuola

L’Istituto comprensivo ha incontrato i genitori: “Non sono spaventati di ciò che accade a scuola, hanno paura invece ciò che succede fuori”

Luserna San Giovanni primaria via Tegas bimbi in cortile

Foto di repertorio

A causa della pandemia tra le famiglie cinesi di Luserna San Giovanni si è diffusa la paura di mandare i bambini a scuola, tanto che alle elementari del capoluogo alcuni alunni non si sono più presentati in classe. Il fenomeno è stato rilevato dall’Istituto comprensivo De Amicis e la dirigente, Daniela Corbi, spiega gli strumenti messi in campo per correre ai ripari: “Giovedì della scorsa settimana c’è stato l’ultimo di una serie di incontri con i genitori cinesi per capire i motivi del loro timore. Non è semplice entrare in contatto con loro, per le difficoltà linguistiche, ma in alcuni casi abbiamo ricorso ai figli che hanno fatto da interpreti”.

La presenza di alunni che appartengono a famiglie di origine cinese è importante nel plesso di Airali, capoluogo di Luserna San Giovanni: “Rappresentano il 32% circa all’infanzia e il 21% circa alla primaria” sottolinea la dirigente. Il problema però è stato riscontrato soprattutto per le classi della primaria: “Una decina di alunni non sono più venuti a scuola e alcuni hanno ripreso la frequenza in modo saltuario quando i casi di contagio sono diminuiti”.

Dai colloqui avvenuti con i genitori emergono le ragioni della paura che li spinge a tenere i piccoli a casa: “Non sono spaventati di ciò che accade a scuola perché la ritengono un luogo sicuro. Temono invece ciò che succede fuori: vedono assembramenti nei parchetti e altri atteggiamenti rischiosi” spiega Corbi. Il timore è che con un aumento dei casi di contagio anche chi va a scuola saltuariamente, rimarrà a casa: “Molti dei genitori sono terrorizzati, quando gli ho fatto presente le conseguenze di tante assenze hanno dimostrato di esserne consapevoli e mi hanno risposto che, piuttosto di rischiare, preferiscono che i figli rifacciano l’anno scolastico”.

Intanto la scuola ha deciso di concentrare le risorse per dare la possibilità ai bambini che torneranno a frequentare di recuperare le ore perse: “Quest’anno i fondi che riceviamo, in quanto facciamo parte di aree a rischio e a forte processo immigratorio, verranno dirottati tutti per ore extra di recupero scolastico” annuncia Corbi.

Elisa Rollino

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