/ Cronaca

Cronaca | 15 gennaio 2021, 16:48

Processo "Last Banner", funzionario Digos: "Ultrà Juve capaci di fare pressioni sulla società"

La società bianconera figura come parte civile. 12 gli imputati

immagine di repertorio dell'operazione Last banner

iniziato il processo "Last Banner", funzionario Digos: "Ultrà Juve capaci di fare pressioni sulla società"

Gruppi strutturati in modo gerarchico, "colonnelli" che proteggono i capi dalle azioni della polizia, "estremisti" e "intellettuali" di destra, pressioni sulla Juventus. Questo l'ambiente della tifoseria organizzata bianconera così come è emerso oggi nel corso della testimonianza resa in tribunale da un funzionario della Digos.

L'occasione è stata l'apertura del processo 'Last Banner', dove la Juventus è parte civile. Gli imputati sono dodici. Fra i reati contestati ad alcuni figura l'estorsione. Il funzionario, su richiesta del pm Chiara Maina, ha fornito un quadro d'ambiente in cui si sono svolte le vicende sotto l'esame dei giudici.

Il funzionario ha dedicato qualche cenno all'interesse dei gruppi ultrà verso il "controllo della vendita dei biglietti", che procura "enormi benefici economici", e ha parlato di una "strategia di pressione" verso la società che si manifesta, per esempio, con la minaccia di intonare slogan discriminatori durante le partite, capaci di portare a sanzioni e alla chiusura della curva.

"I capi - ha spiegato - sono in grado di mobilitare, grazie al loro carisma, centinaia di persone. Nel 2018, dopo una sconfitta interna con il Napoli, il gruppo 'Tradizione' non apprezzò il gesto dei bianconeri di scambiarsi le magliette con gli avversari. Tre giorni dopo si presentarono in 150 al campo di allenamento di Vinovo pretendendo di parlare con i giocatori: la società fu costretta a fare uscire Chiellini e Buffon; altri, prima di potersi allontanare, dovettero scendere dall'auto".

Il testimone ha poi rievocato il caso di Dino Mocciola, leader di uno dei gruppi, che riuscì addirittura a entrare in clandestinità con l'aiuto dei suoi "colonnelli". "La divisione anticrimine doveva notificargli la misura della sorveglianza speciale, ma si era reso introvabile. Solo attraverso il pedinamento e l'ascolto dei sodali si riuscì, nel luglio 2018, a rintracciare Mocciola". Il funzionario ha poi citato il caso di un tifoso, definito "intellettuale di destra", che "si è proposto come mediatore con il dirigente della Juventus Alberto Pairetto, di cui riuscì a conquistare la fiducia, per aiutarlo nei rapporti con il mondo della tifoseria".

redazione

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium