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Cultura e spettacoli | 20 gennaio 2021, 18:18

Le arti performative di Torino si uniscono e dettano l'agenda politica della prossima giunta

Nasce C.AR.PE., coordinamento di 26 realtà teatrali e non solo. Obiettivi del protocollo d'intesa: interscambio, mutuo sostegno, confronto con le istituzioni sui bisogni del settore

C.AR.PE. al Teatro Baretti

Presentazione di C.AR.PE. al Teatro Baretti di Torino

Ventisei realtà teatrali torinesi riunite per costruire insieme il futuro dello spettacolo dal vivo. È questo il cuore di C.AR.PE., il coordinamento delle arti performative nato sotto la Mole per fronteggiare l’attuale crisi del settore grazie a un interscambio continuo di competenze, strategie e visioni costruttive. 

Un progetto che ha visto la luce nel maggio 2020, quando molte compagnie, associazioni ed enti del terzo settore, con lo scoppio della pandemia, hanno vissuto sulla propria pelle quella forte incertezza progettuale ed economica che dura tuttora. Con il ritiro da parte della Città del bando TAP - Torino Arti Performative la scorsa primavera, è subito iniziata la fase di confronto tra i soggetti coinvolti, culminato nella condivisione di un protocollo d’intesa con alcuni obiettivi da raggiungere su breve termine. 

A cominciare da un fondo comune per azioni di mutuo sostegno, finanziato attraverso un’auto-tassazione da parte dei beneficiari del TAP 2020 del 10% sul contributo ricevuto, che ha fornito una base iniziale di 7000 euro. Poi, una serie incontri per promuovere la crescita artistica e lo sviluppo di competenze, nonché incontri e tavoli di lavoro aperti a cittadini, istituzioni e università sul sistema culturale torinese. Infine, l’avvio di un dialogo costante e continuativo con l'amministrazione per informare sullo stato di salute del settore (anche, e soprattutto, in vista delle prossime elezioni a Torino), per rendere la politica pienamente consapevole delle difficoltà, non solo economiche, del mondo teatrale cittadino. 

Ci interessa dare conto della composizione stratificata delle arti performative torinesi - ha spiegato Davide Barbato, direttore del festival Paly with Food -. Vogliamo portare l’attenzione sulla pluralità, l’eterogeneità e la complessità di questo tessuto culturale. Sono tanti i soggetti attivi fuori dai contesti più istituzionali, il cui operato ha tuttavia una forte incidenza sulla società”.

Al momento siamo 26, ma il coordinamento è aperto a tutti coloro che fanno arte performativa a Torino - ha detto Roberta Calia, di Casa Fools -. Abbiamo calcolato che, da febbraio 2020 a gennaio 2021, gli attuali membri di C.AR.PE. hanno subito una perdita complessiva di oltre 600 mila euro. E chi meglio di noi può restituire alle istituzioni un quadro esaustivo dei bisogni del comparto? Durante il lockdown il confronto è stato quasi quotidiano. Un’esperienza che ci ha fatto percepire quanto la nostra sopravvivenza fisse in pericolo, e lo è tuttora”.

Potevamo decidere di chiuderci in noi stessi e rimanere nel nostro dolore - ha aggiunto Stefania Rosso, della compagnia Liberipensatori “Paul Valéry” -, oppure fare qualcosa. Abbiamo quindi deciso di aprirci agli altri, pensando a un patto d’intesa tra di noi, che servisse a impegnarci in più azioni e farci sentire meno soli. Anche dal punto di vista umano, il coordinamento è molto importante. Abbiamo intenzione di andare avanti, costruire il nostro futuro e non avere più paura”.

Spazi teatrali, compagnie di produzione, tutto il settore formativo della danza o delle performance in generale, festival, presidi culturali di prossimità. Uno spettro ampio e variegato, che ha voglia di uscire dall’ombra e prendere parola in sede istituzionale per costruire concretamente le fondamenta di una ripartenza sicura e definitiva. “Il nostro settore è in crisi da tempo - ha ribadito Girolamo Lucania, di Cubo Teatro -, questo è il momento del cambiamento. Tutti noi dobbiamo partecipare con voce univoca,  per essere di supporto a chi avrà il compito di dettare linee guida del futuro”. 

Tre i terreni su cui C.AR.PE. sta muovendo i primi passi: formazione e supporto alle realtà meno strutturate per la compilazione di bandi o altri problemi burocratici; la conoscenza reciproca tra chi opera da anni nello stesso settore; un dibattito aperto sui bisogni degli operatori e dei cittadini. “Dobbiamo riuscire a mappare i fili del tessuto culturale torinese - ha concluso Federico Palumeri, di Doppeltraum -: ora siamo in 200, ma sappiamo di essere molti di più. L’invito è rivolto a tutti”.

Tutte le informazioni sul sito: https://www.carpetorino.org/ 

Manuela Marascio

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