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Economia e lavoro | 17 febbraio 2021, 17:43

Stop al cantiere Esselunga di corso Bramante, l'ira degli edili: "Colpa dei tempi biblici della burocrazia"

Razzetti (Collegio Edile Api): "Serve un cambio delle procedure per evitare situazioni di questo genere, altrimenti il nostro territorio non sarà mai attraente”

Cantiere corso Bramante

Il cantiere ora interrotto in corso Bramante per il nuovo supermercato Esselunga bocciato dal Consiglio di Stato

Il fulmine a ciel sereno è arrivato nelle scorse ore: niente più Esselunga in corso Bramante, proprio ai piedi del cavalcaferrovia che porta in piazza Carducci e a pochi metri dall'altro centro commericiale - griffato Carrefour - già attivo da anni nella zona.

Il fulmine. Ma il tuono continua a rimbombare a Torino. E a sostenere il rumore della rabbia degli addetti ai lavori è il collegio edile di Api Torino, quello delle piccole e medie imprese. “Il blocco da parte del Consiglio di Stato dei lavori nel cantiere Esselunga a Torino è l’esempio lampante e inaccettabile di quanto occorra fare per arrivare ad un radicale e generale ripensamento dei processi di trasformazione urbana e, ancora prima, delle regole  e delle procedure collegate. Non è ammissibile parlare di attrattività del territorio e poi cadere in questo modo preda dei tempi faraonici della burocrazia italiana”, dice Marco Razzetti, presidente del Collegio Edile Aniem API Torino.

Il blocco del Cantiere Esselunga – continua Razzetti -, molto vicino ai tempi di fine lavori e apertura del punto vendita, denuncia un'altra follia italiana: una dichiarazione di illegittimità giunta enormemente in ritardo e che disincentiva, ovviamente, qualunque altro investimento in deroga al PRG se, questa deroga, seppur approvata dal Consiglio Comunale, si presta a rischi così elevati di sospensioni in corso d’opera delle attività e dell’investimento finanziario”.

Non applicando la norma che prevede la riqualificazione di un'area degradata, ora i tempi di variazione del PRG possono arrivare anche a 3-4 anni (anche in caso di varianti semplici e politicamente condivise). "Tempi, come è evidente, che sono inaccettabili per qualunque investitore, italiano o estero, che si affacci all’Italia e a Torino in particolare - dice ancora Razzetti -. A seguito di questa sentenza del Consiglio di Stato, quale altro soggetto economico vorrà investire a Torino, interfacciandosi con professionisti ed imprese che, necessariamente, non potranno mai dare certezze ne’ sulle procedure e sui tempi di approvazione dei progetti, ne’ per quanto riguarda l’arco temporale di completamento delle opere e quindi di rientro economico dell’investimento? E’ evidente il danno enorme che è stato procurato alla nostra comunità. Per Torino è fondamentale attirare investitori esteri o da altre città, ma così facendo nessuno verrà. Ci auguriamo che quanto accaduto sia un monito per le future amministrazioni!”. 

Siamo assolutamente per il rispetto di tutte le regole - conclude il presidente Aniem Api Torino -, ma queste devono essere scritte per aiutare lo sviluppo e non per frenarlo. Occorre intervenire con decisione per evitare che situazioni simili possano generarsi ancora. E’ necessario un ripensamento generale delle regole e dei processi di trasformazione urbana. Si sente parlare molto a livello locale e nazionale di necessità di fare presto e bene, di ridare slancio all’economia e alla società: le trasformazioni edili ed urbanistiche vanno in questa direzione ma non possono essere bloccate in modo così assurdo”.

Massimiliano Sciullo

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