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Attualità | 21 febbraio 2021, 07:22

Dal 22 febbraio al 22 febbraio: per Torino e il Piemonte 365 giorni nella morsa del Covid-19

E' passato un anno esatto dal primo, violento impatto con la pandemia anche sotto la Mole. Dal paziente Uno ai vaccini, passando per la dad e le code ai supermercati

Mano che regge una fialetta

Proprio in questi giorni ricorre un anno esatto dai primi segnali di Covid a Torino e in Piemonte

Ancora poche ore e sarà passato un anno esatto. Sembra trascorso un secolo, tanto il "prima" ci sembra così lontano e diverso dal "dopo", dal nostro "oggi". E invece era il 22 febbraio 2020 - soltanto lo scorso 22 febbraio - quando per la prima volta anche Torino face i conti con il Covid. Un impatto violento, per una vicenda che fino a qualche settimana prima sembrava "cosa d'altri", limitata alla Cina o comunque a quella fetta di mondo verso Oriente.

Da Codogno al Piemonte

Poi ci furono i primi contagi a Codogno, nell'immensa pianura tra Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Infine (come era purtroppo prevedibile) i casi a Torino e in tutta la nostra regione.

Prima alcuni casi sospetti, i cui test furono spediti ai laboratori di Torino da Vercelli, ma anche dall'Astigiano, da cui un paziente fu trasferito all'Amedeo di Savoia. Quindi il dilagare della psicosi, con casi di ictus scambiati per sintomi da Coronavirus

L'impatto ormai era inevitabile: il Paziente Uno a Torino

Erano le prime avvisaglie di una deflagrazione che non poteva più tardare, almeno nella consapevolezza della gente: fu un 40enne di Torino il primo caso "ufficiale" di Coronavirus nella nostra regione. Da lì iniziarono i test a tappeto sulle persone che potevano essere state a contatto con lui, tutti negativi. Non lo sapevamo ancora, ma si stava eseguendo il primo tracciamento: una delle tante parole che con il passare dei mesi è entrata nel lessico comune insieme a tamponi, falsi positivi, test salivari. Ma soprattutto ricoveri, terapie intensive e morti. 

La situazione è degenerata in fretta. La conta è diventata materia quotidiana, attesa dalle istituzioni e dai privati cittadini come bussola su cosa fare, cosa poter fare e come. In questi giorni i decessi complessivi da quel 22 febbraio così lontano (e così vicino) si aggirano su quota 9200 e Torino, così come il resto della regione, ha ormai imparato a fare i conti con i colori, le limitazioni agli spostamenti, i negozi e le attività "non indispensabili", i codici Ateco, le code ai supermercati, il lievito come oro moderno e molto altro ancora.

Arrivederci scuola, dopo il Carnevale l'inizio della Dad

Proprio nei giorni in cui si seppe dei primi contagi, bambini e ragazzi erano a casa da scuola per le vacanze di Carnevale. Non ci sarebbero tornati più, almeno fino allo scorso mese di settembre. Prima le sanificazioni a tempo di record, poi le istituzioni che gettano la spugna: troppi rischi, tutti a casa. Prima le Università, poi tutte le strutture di ogni ordine e grado. E' il momento della DAD, la Didattica a distanza che ha sconvolto il modo di fare lezione e di apprendere. Un territorio del tutto sconosciuto, cui ci si è dovuti abituare in fretta: sia in termini di tecnologie a disposizione che di competenze.

La speranza nei vaccini

Quello che è davvero cambiato, in questi 12 mesi, è che in meno di un anno la comunità scientifica mondiale è riuscita a trovare un vaccino per contrastare il Covid. Anzi, più di uno, i cui nomi sono ormai noti anche ai meno avvezzi agli ambienti farmaceutici-medicali. Da Pfizer a Moderna, da AstraZeneca a Johnson & Johnson. Al momento i vaccinati in tutta la regione superano quota 300mila. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Al momento, però, non ce ne sono altre. Nella speranza di lasciarsi tutto questo alle spalle. Presto.

Massimiliano Sciullo

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