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Cultura e spettacoli | 18 aprile 2021, 10:01

Gintsugi: "La mia musica si nutre di quello che scorre sotto la superficie della realtà"

Ha vissuto in Francia per dieci anni e da poco è tornata in Italia, trovando ospitalità a Torino. "Mi piace che abbia molti parchi, ma vorrei soprattutto esplorarla culturalmente. Ovviamente non mi è stato ancora possibile"

Gintsugi: "La mia musica si nutre di quello che scorre sotto la superficie della realtà"

Una pratica di riparazione giapponese volta a mettere in rilievo la rottura ha ispirato il suo nome d’arte. Ha vissuto in Francia per dieci anni e da poco è tornata in Italia, più precisamente a Torino. Stiamo parlando di Luna Paese in arte Gintsugi, un’artista in bilico tra la musica, la danza e le arti performative. Il suo esordio musicale è rappresentato dall’Ep Gintsugi, prodotto a Berlino e scritto dall’artista. Il lavoro è stato anticipato dal singolo “Blind” che insieme ad altre tre tracce, di cui una strumentale, compone l’Ep.

Come Luna Paese è diventata Gintsugi e perché ha scelto questo nome?

"Gintsugi è una parola giapponese che descrive una pratica di riparazione di ceramiche rotte. Invece di nascondere le zone di rottura, si mette la crepa in valore con dell'oro (kintsugi) o dell'argento (gintsugi). Il Gintsugi è meno comune e per questo l'ho scelto, anche per una predilezione personale per il colore argento sull'oro. Non c'è un termine equivalente nella nostra cultura".

"L'idea alla base di Gintsugi è quella di accettare se stessi per quello che si è, senza nascondere le proprie debolezze. Accettare che le cose non sono mai perfette. Il mio progetto ha un'estetica lo-fi, mi corrisponde anche musicalmente".

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?

"La vita prima di tutto, ma non in modo aneddotico, più che altro quello che scorre sotto la superficie. La musica di altri/e musicisti/e, la letteratura, la psicoanalisi e la mia immaginazione".

È uscito da poco il suo Ep Gintsugi, che storia vuole raccontarci?

"La tematica che lega tutto l'EP è il diniego, il non vedere la realtà, in un modo o nell'altro. I testi non sono quotidiani, c’è un lavoro sul trasporre e trasformare degli eventi in fiabe, mischiandoli all'immaginazione e alla letteratura".

"Penso anche che delle persone che si sono trovate in specifiche situazioni capiscano istintivamente cosa c’è dietro i racconti, ma su questo preferisco restare un po' criptica e lasciar parlare la musica".

Lei ha vissuto per un periodo in Francia, cosa è rimasto nella sua musica di questa esperienza?

"Ho vissuto in Francia per dieci anni e vivo tuttora tra Italia e Francia, però non mi ispiro molto alla musica francese, uno degli autori che mi interessa è sicuramente Serge Gainsbourg. Non sono una grande amante però della chanson francese in generale. Le mie ispirazioni sono statunitensi, inglesi e italiane. Mi interessa la letteratura, anche il filone femminista che è molto meno sviluppato in Italia".

La sua Torino musicale e non.

"Sono arrivata a Torino ad agosto 2020, ma non ho avuto modo quest'anno di esplorarla molto culturalmente. Mi piace il fatto che ci siano molti parchi, molto grandi. Spero di poterla esplorare presto".

Teatri e cinema chiusi, la musica confinata alle cuffie. Come vive da artista questo difficile momento per la musica?

"È un po' come stare in un limbo, congelati. Come artista mi spinge a rifugiarmi nel mio mondo. Mi manca il fatto di potersi proiettare nel futuro. Mi manca una lungimiranza da parte delle istituzioni, al di là di trovare soluzioni ed espedienti alla giornata, che sono a volte ragionevoli a volte molto discutibili. Questo in generale, non solo rispetto al Covid".

Federica Monello

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