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Economia e lavoro | 12 maggio 2021, 11:00

Materie prime, il costo aumenta: anche le forniture di ceramica in pericolo

L’industria della ceramica in Italia sta attraversando un periodo estremamente complicato. Sono tanti i fattori che stanno portando a una simile situazione, che diventa difficile da interpretare anche per tutti coloro che sono abituati a investire sulle materie prime.

Materie prime, il costo aumenta: anche le forniture di ceramica in pericolo

L’industria della ceramica in Italia sta attraversando un periodo estremamente complicato. Sono tanti i fattori che stanno portando a una simile situazione, che diventa difficile da interpretare anche per tutti coloro che sono abituati a investire sulle materie prime.

Il rimbalzo che ci si sarebbe aspettati dopo la pandemia, in effetti, sta completamente mutando in un vero e proprio passo indietro, per colpa dei rincari che hanno avuto ad oggetto sia l’energia che i noleggi marittimi, a cui si sono aggiunti poi tutti quegli aumenti che hanno riguardato le materie prime, senza dimenticare i pallet. Uno scenario reso ancora più complesso dal fatto che manca la possibilità di garantire delle spedizioni entro tempistiche certe e affidabili.

Un allarme che, in realtà, è già in atto da diversi anni, ben prima che l’emergenza pandemica cominciasse a diffondersi in giro per il mondo. In Italia, ad esempio, diverse aziende hanno segnalato già da tempo la presenza di evidenti e profondi gap competitivi, che hanno portato spesso ad eliminare una buona fetta della produzione, oltre a tanti posti di lavoro.

Il boom dei prezzi delle materie prime

Il settore delle materie prime ha terminato lo scorso anno facendo registrare dei considerevoli incrementi di prezzo. Stando a quanto è stato riferito da parte di Confapi, l’indice Lme aveva toccato il suo livello più basso il 23 marzo dello scorso anno, durante il primo shock legato a lockdown e pandemia. Tale indice, che va a comprendere un po’ tutti gli andamenti dei metalli non ferrosi, ha chiuso il 2020 con un trend estremamente positivo, trascinato in modo specifico da parte degli incrementi che hanno riguardato il rame, nichel e zinco, tutti tra 47 e 51% in più, mentre anche l’alluminio ha fatto registrare un rincaro del 26%. Un trend rialzista che è proseguito anche nel corso dei primi due mesi del 2021, con un incremento generalizzato che si è attestato intorno al 13%.

Il momento d’oro dell’acciaio

Gli addetti ai lavori stanno monitorando da molto vicino la situazione dell’acciaio, il cui andamento in effetti è costantemente in crescita, non solo per quanto riguarda l’ambito delle materie prime, ma anche in riferimento al settore del semilavorato.

Per quanto riguarda il campo delle materie prime, è sufficiente pensare come il minerale di ferro abbia portato a termine il 2020 con un aumento che supera addirittura il 70% in confronto ai livelli minimi toccati a marzo dello scorso anno. Merito, in modo particolare, della domanda infrastrutturale della Cina. Anche il prezzo del rottame ferroso ha fatto registrare una forte crescita, pari a +68%.

L’incremento dei prezzi che ha caratterizzato le materie prime siderurgiche non ha fatto altro che creare le condizioni ideali per rincari messi in atto dai produttori di laminati, al punto tale che il prezzo del coils a caldo, entro i confini italiani, ha fatto un impressionante balzo da 370 a 1000 euro alla tonnellata. Gli aumenti che hanno riguardato il petrolio hanno fatto sentire i loro effetti anche sul settore delle plastiche, visto che polipropilene, etilene e PVC hanno fatto registrare degli aumenti di prezzi davvero notevoli, che vanno dal +42% al +58%.

È chiaro che i rialzi non hanno fatto sconti nemmeno sul comparto del legno. Verso gli ultimi mesi dello scorso anno, il tipo di legno sfruttato per la realizzazione di pallet correva su una quotazione intorno al 20% su base annua, ecco che ora si attesta addirittura a un rincaro generale pari al 30%. E che dire del cemento, che ha fatto registrare un tasso di crescita del 10% solamente nel giro di trenta giorni, ovvero tra dicembre 2020 e gennaio 2021, influenzando ovviamente anche il prezzo del cemento armato.

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