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Eventi | 25 maggio 2021, 13:40

Il commesso viaggiatore di Ferrini striglia l'homo oeconomicus: "La produttività non determina le persone"

Alle Fonderie Limone di Moncalieri debutta questa sera l'opera di Arthur Miller, simbolo delle disillusioni del sogno americano

Jurij Ferrini

Alle Fonderie Limone va in scena "Morte di un commesso viaggiatore"

Dopo aver navigato a lungo nelle acque dei grandi classici, da Shakespeare a Goldino, Jurij Ferrini approda per la prima volta nella landa drammaturgica di Arthur Miller vestendo i panni di Willy Loman, protagonista di Morte di un commesso viaggiatore, nuova produzione del Teatro Stabile di Torino che debutta questa sera in prima nazionale alle Fonderie Limone di Moncalieri (repliche fino al 13 giugno).

Scritta nel 1949, la pièce, qui proposta nella traduzione di Masolino d'Amico, è ambienta negli Stati Uniti, terra delle opportunità che tuttavia non nasconde gli aspetti più brutali e avvilenti del sogno americano. Convivono infatti nel testo aspetti cardine della società contemporanea: la crisi della famiglia, la percezione del fallimento, le aspettative deluse e le spietate dinamiche del mondo del lavoro.

Nel flusso di parole di Loman, nella sua perdita del senso di realtà, passato e presente si sovrappongono, così come le aspettative su Biff, il figlio prediletto, candidato a diventare un campione ma destinato a fallire, e Happy, il secondogenito, mai all’altezza dei sogni paterni. Loman è il simbolo di tanti piccoli uomini che anelano un successo facile e veloce, uno che ha allevato i figli al culto dell’apparenza finendo con il farne dei falliti.

Miller ci conduce anche in un altro viaggio, quello nel lato oscuro dell’American Dream, dove il protagonista, persa la verve da venditore di successo, è un ingranaggio improduttivo, da scansare. "Il commesso viaggiatore, resta invischiato nel sogno americano, che lo schiaccia progressivamente - spiega Ferrini nelle sue note di regia -. Ma il genio di Miller si esprime a mio avviso nella scelta di narrare la vicenda dal punto di vista di una tipica famiglia americana, che ovviamente non somiglia neppure un po’ alle narrazioni pubblicitarie. Anzi la disfunzionalità della famiglia ha come principale motore di scontro il rifiuto del figlio maggiore Biff di aderire a un modello che non gli appartiene. E tutti i personaggi della storia non sono colpevoli o innocenti, sono il popolo, le persone, confuse da un sistema che le imprigiona fino a farle letteralmente impazzire".

In scena, anche Matteo Alì, Lorenzo Bartoli, Vittorio Camarota, Fabrizio Careddu, Paolo Li Volsi, Maria Lombardo, Orietta Notari, Federico Palumeri e Benedetta Parisi.

"Riprendere a frequentare il teatro dopo chiusure così lunghe - conclude Ferrini - significa chiederci cosa stia succedendo al pianeta e quanto sia rischioso per la vita umana ignorare i rapporti di causa-effetto che ormai la scienza ha decretato come certezze. La storica pandemia che viviamo, e che magari potremo sconfiggere, ci impone domande molto serie sul senso del nostro passaggio sulla terra. Abbandonarsi dunque alla piacevolezza di una gran bella storia, che anticipa di oltre 70 anni i concetti di cui si parla oggi, ci riporta a riflettere sulle origini di una deriva pericolosa: considerare il valore di un essere umano in termini quasi esclusivamente economici".

 

 

Manuela Marascio

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