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Politica | 04 agosto 2021, 11:18

Dal Tav alla mobilità dolce e alle grandi opere, Maccanti boccia Appendino: “È ora di cambiare” [INTERVISTA]

La deputata della Lega Salvini è candidata alle prossime elezioni comunali: “Torino tornerà nell’Osservatorio, inaccettabili le violenze in Val Susa. Trasporti? Occorre abbandonare l’ideologia del no che finora ha dominato in questa città. E sulle ciclabili e i monopattini…”

Elena Maccanti

Elena Maccanti

Una riunione e una telefonata, poi ancora una riunione. Un infortunio al piede rimediato nelle ultime settimane non ferma Elena Maccanti, deputata della Lega che ha deciso di candidarsi al Consiglio comunale di Torino con la lista di Matteo Salvini.

Componente della Commissione Trasporti, l’idea di Maccanti è quella di portare a Torino l’esperienza maturata nella capitale contribuendo, all’ombra della Mole, a “cambiare marcia” a una mobilità e viabilità fortemente criticata dalla deputata leghista. Un rinnovamento fondato su tre pilastri: Tav, infrastrutture cittadine e revisione della mobilità dolce.

Maccanti, partiamo dalla questione Tav: gli scontri in Val Susa sono sempre più violenti, come abbiamo visto nell’ultimo fine settimana. Cosa cambierebbe, a Torino, se il centrodestra dovesse vincere le elezioni e lei entrare in Consiglio comunale?

La prossima amministrazione deve compiere una scelta importante: rientrare all’interno dell’Osservatorio. Un’amministrazione comunale come Torino e direi la sua Città Metropolitana non può starne fuori. Quello che è successo lo scorso fine settimana in Val di Susa è di una gravità senza precedenti, il Governo deve intervenire. Non appena preso coscienza di quanto accaduto ho chiesto personalmente l’intervento del ministro Luciana Lamorgese. Da questo punto di vista la Lega, con il nuovo Governo Draghi, è riuscita con grande determinazione a far rientrare la Tav tra le opere strategiche che sono state commissariate ai sensi dello sblocca cantieri. Incomprensibilmente il precedente Governo Conte l’aveva esclusa e crediamo che questo sia un segnale di determinazione: l’opera deve proseguire. Grazie alla Lega sono ripartiti i negoziati con la Francia per ottenere maggiori finanziamenti. Occorre andare avanti con determinazione e coraggio. E’ un’opera fondamentale che deve essere completata. Ne va dell’uscita dall’isolamento di Torino e del Piemonte, della collocazione del nostro capoluogo all’interno del contesto europeo.

In questi 5 anni il mondo dei trasporti torinese è stato "rivoluzionato": come valuta l’operato della Giunta Appendino e cosa dovrà cambiare nel prossimo quinquennio, anche alla luce dell'avvio dei lavori della seconda linea della metropolitana?

Torino purtroppo ha pagato cinque anni di isolamento di quest’amministrazione che non ha saputo dialogare con gli enti locali, la Regione e il Governo. Siamo in fase di progetto della Metro 2, il Governo ha investito già 800 milioni di euro e occorre andare avanti. Il nostro obiettivo al Governo finora è stato quello di poter consentire che le opere si realizzino in tempi brevi. Pensate quanto abbiamo dovuto aspettare noi torinesi per vedere completata la prima linea di metropolitana. Questo non può più accadere, stiamo lavorando con il presidente Mario Draghi perché le opera abbiano un termine preciso. Non c’è però bisogno della Metro 2, Torino ha bisogno di essere collegata con la Città Metropolitana. Un altro gravissimo danno che la Giunta Appendino ha fatto alla nostra città è stato quella di bloccare un’importantissima variante urbanistica su Orbassano che ha pregiudicato alcuni lavori legati al servizio ferroviario metropolitano che consentirebbero di collegare la zona Sud di Torino e la prima provincia a Sud. Occorre abbandonare l’ideologia che finora ha dominato in questa città, l’ideologia del “no” alle opere e al futuro. Aprirsi, uscire dall’isolamento. Occorre ricominciare a dialogare con gli altri enti locali, fare squadra comune per far recuperare a Torino troppi anni perduti.

La mobilità dolce e "Green" ha un peso sempre maggiore negli spostamenti dei cittadini: cosa pensa della questione delle tante chiacchierate piste ciclabili e dei monopattini?

Siamo assolutamente favorevoli alla mobilità dolce e sostenibile. Quello che non possiamo accettare sono due considerazioni: la guerra alle auto e ai residenti, perché questa amministrazione ha dichiarato guerra alle automobili e ai residenti e soprattutto che la mobilità dolce non si incentiva disegnando a caso strisce per terra che diventano improvvisamente piste ciclabili o consentendo l’assalto delle nostre città e marciapiedi da parte di monopattini senza regole. Da questo punto di vista, ce ne stiamo occupando in Parlamento: occorre in primis una legge nazionale che stiamo approvando in questi giorni, poi occorre un sindaco che non insegua un’ideologica e che inserisca la mobilità dolce all’interno dell’infrastrutturazione delle nostre città. Fino ad oggi è stato sbagliato molto: così non va e si deve cambiare. 

 

Andrea Parisotto

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