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Economia e lavoro | 14 settembre 2021, 07:00

Elementi da valutare se si è alla ricerca del primo lavoro da programmatore

I posti per mettersi in gioco in tantissimi contesti operativi non mancano, ma allo stesso tempo non deve mancare quel fuoco che permette di superare le tante difficoltà: ecco un articolo con consigli molto utili!

Elementi da valutare se si è alla ricerca del primo lavoro da programmatore

Impegno, passione e grande forza di volontà. Sono questi i requisiti fondamentali senza i quali approcciarsi al mondo della programmazione diventa quasi impossibile. Certo, studiare da programmatore informatico è comunque necessario per avere le basi tecniche per poter affrontare le difficoltà della professione, ma il lato mentale e motivazionale ha un peso ancora maggiore. E allora, ecco come procedere per ottenere il primo lavoro da coder, ovviamente dopo essersi adeguatamente formati tramite uno dei corsi organizzati da aulab - PMI italiana che si occupa di formazione informatica - che si prefigge coi suoi percorsi specialistici di formare i futuri programmatori, fornendogli quella preparazione necessaria per giocarsi le proprie carte a livello occupazionale.

L’importanza del ruolo del programmatore

Non è insolito che ci si avvicini al mondo della programmazione dopo aver letto statistiche confortanti sulle reali possibilità d’ingresso nel mondo del lavoro. Quei numeri dicono il vero, ma non disegnano in maniera chiara il quadro che rappresenta quello di cui il mercato tecnologico ha bisogno: dei programmatori capaci che siano spinti da forti motivazioni e da una passione che risulti tangibile sin dall’inizio dell’avventura lavorativa presso un’azienda.
I posti per mettersi in gioco in tantissimi contesti operativi non mancano, ma allo stesso tempo non deve mancare quel fuoco che permette di superare le tante difficoltà di un lavoro che richiede concentrazione continua a un’attitudine al problem solving superiore a qualsiasi altro ambito. 

 

La convinzione di essere sempre inadeguati

Tantissimi aspiranti programmatori fanno l’errore di pensare che per entrare a lavorare come programmatore occorra la conoscenza di tantissimi linguaggi di programmazione e dei relativi framework di riferimento. Questo tipo di requisiti sono molto comuni in altri settori produttivi dove vengono richiesti titoli di specializzazione e accademici, ma nel mondo dei software questo è molto raro. Questo perché quello che conta non solo le stellette guadagnate nel corso del tempo, ma semmai quello che si sa fare concretamente. Anche perché capita spesso che i colloqui di lavoro siano svolti da persone che non avrebbero le competenze tecniche per valutare realmente i titoli in proprio possesso.
Certo, le conoscenze tecniche hanno un peso non da poco, ma quello che salta subito all’occhio è il fattore legato alle motivazioni e all’entusiasmo con cui ci si pone all’attenzione dell’interlocutore.
Ci sono linguaggi di programmazione che risultano più appetibili da determinate aziende e altri che sono generalmente spendibili in qualsiasi ambito. La scelta è personale ed è legata a quello che si intende fare, però, almeno all’inizio, meglio optare per ambiti non troppo specialistici per non precludersi alcuna possibilità. C’è sempre il tempo per avvicinarsi a nuove conoscenze e alle nicchie del mercato che le richiedono.
Le proprie capacità coi codici vengono invece valutate in prima battuta alla luce dei lavori presenti nel proprio portfolio. Per questo è di fondamentale importanza cercare di ampliarlo il più possibile, magari con lavoro a titolo gratuito per parente ed amici.

 

Entrare nella giusta prospettiva

Una volta entrati in questo modo ci si accorgerà sin da subito che le gerarchie, seppur presenti, non sono così nette come in tantissimi altri ambienti lavorativi. Il dialogo e il confronto rappresentano un aspetto fondamentale, quasi immancabile, e coinvolge tutti i membri di un team di lavoro, compresi quelli che sono appena entrati a farne parte.
Se l’essere trattati alla pari dai colleghi è in grado di garantire un ambiente più rilassato e un certo tipo di libertà operativa, dall’altro lato nasce la necessità di capire come gestire questo tipo di autonomia, cosa tutt’altro che semplice e più impegnativa della semplice esecuzione di ordini dall’alto.
La pazienza e la capacità di adattamento restano qualità centrali per riuscire a lavorare bene con i propri colleghi e per interagire in maniera proficua coi clienti.

 

Richy Garino

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