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Economia e lavoro | 26 ottobre 2021, 15:45

Infrastrutture, il Piemonte ha 5 anni per spendere 7,5 miliardi. Ecco i 10 punti su cui scommette Confindustria

Il 9 novembre l'incontro con il Governo per il Pnrr. E presto vertice con il commissario Mauceri per la Tav. Cirio: "Presto saremo il cuore per il passaggio delle merci in Europa"

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Infrastrutture, il Piemonte ha 5 anni per spendere 7,5 miliardi. 10 punti su cui scommette Confindustria

Sono 7,5, 49 e 2026 i numeri con cui la nostra regione vuole fare terno sulla ruota del Piemonte. O meglio, la ruota è proprio quella che si vorrebbe mandare in soffitta il più presto possibile, creando un'alternativa al trasporto su gomma attraverso le grandi infrastrutture.

PNRR e Tav, tutto in dieci giorni

Proprio le grandi opere sono tradizionalmente tema avvincente, ma anche divisivo e spesso calamita di discussioni e polemiche. Ecco perché Confindustria Piemonte, in collaborazione con Unioncamere e insieme alla Regione, prova a fissare dei paletti. Propone un decalogo. E sottolinea delle cifre cui fare riferimento. Sono infatti 49 le infrastrutture da concludere entro dieci anni, mentre sono 7,5 i miliardi di fondi legati al PNRR da spendere entro il 2026 in questo senso. E proprio il 9 novembre il Piemonte incontrerà il Governo e il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini per entrare nel dettaglio.

"Portiamo quelli che stanno chiamando progetti bandiera - dice Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte - e il documento di oggi non è un libro dei sogni, ma uno strumento concreto. Farsi trovare pronti con documenti e pianificazione permette di assegnare in fretta i fondi in arrivo".

"A breve saremo il cuore centrale del passaggio merci non solo del Nord Ovest, ma dell'Europa intera". Sul fronte Tav, è atteso per la prima decade di novembre un incontro con il neo commissario Calogero Mauceri.

Dieci punti da cui partire

Il decalogo fissa regole di massima anche piuttosto evidenti: definire le priorità da qui al 2050, completare le opere nei tempi stabiliti, dichiarare le scelte del territorio e rendere attrattivo il costo del trasporto su ferro (con riferimento nemmeno troppo velato alla Torino-Lione). E poi avere contezza di tempi e risorse, puntare sulla digitalizzazione, rafforzare i rapporti di retroporto tra Alessandrino e Cuneese con la Liguria, incentivare il rinnovo del parco veicoli circolante e fare manutenzione di strade e autostrade.

Il calendario e il conto alla rovescia

Ma oltre ai dieci punti di metodo, ci sono anche date già segnate sul calendario. Scadenze entro le quali bisognerebbe portare a casa risultati concreti. Il 2023 per esempio è il termine per il traforo si sicurezza del Frejus e l'autostrada Torino-Milano. Ma pure il nuovo collegamento ferroviario Torino-Ceres, passando per Caselle. Il potenziamento dell'interporto Sito e il passante ferroviario di Torino.

Il 2026 richiama alla puntualità il nodo ferroviario di Novara, ma anche il traforo del Tenda e l'Armo Cantarana nel Cuneese, insieme alla Asti-Cuneo. Mentre Torino guarda alla metropolitana fino a Collegno e Cascine Vica. Il 2030 invece è la data per la Linea 2 della metro. Senza una data di scadenza, per ora, opere come l'adeguamento della ferrovia Torino-Savona, il raddoppio della Fossano-Cuneo, la variante di Demonte, ma anche l'autostrada Torino-Aosta e il nodo idraulico di Ivrea.

"Lavorare insieme per fare crescere la regione"

D'altra parte, parlare di logistica vuol dire fare riferimento a 14mila aziende in tutto il Piemonte, con oltre 83mila addetti pari al 6,1% degli occupati in regione. Mentre sono ancora il 77,3% la quota di aziende che usano prevalentemente il trasporto su gomma. "Lavorare insieme permette di costruire pezzi di futuro - dice Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte - e il documento di oggi vuole essere uno stimolo al dialogo, uno strumento concreto per procedere insieme alla giunta regionale".

"È un percorso iniziato insieme e che insieme vogliamo portare avanti - dice Marco Gabusi, assessore regionale a Trasporti e infrastrutture - La pandemia ci ha rallentato, ma non fermato. Ma da soli possiamo fare ben poco".

Massimiliano Sciullo

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