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Eventi | 24 novembre 2021, 17:15

Le opere di Carlo d'Oria e Project-To in dialogo con l'Area Archeologica del Museo Lavazza

Due lavori site-specific tra musica e installazioni scultoree realizzate per il Focus Musei d'Impresa di Art Site Fest

Le opere di Carlo d'Oria e Project-To in dialogo con l'Area Archeologica del Museo Lavazza

L’edizione 2021 di Art Site Fest dedicata al tema della “Prossimità” declinato nei diversi linguaggi della contemporaneità, prosegue il dialogo con i musei d’impresa avviato nel 2018 all'Area Archeologica del Museo Lavazza. 

Dopo il primo intervento espositivo dello scultore altoatesino Aron Demetz, realizzato proprio nell’ambito dell’edizione 2019 di Art Site Fest, l'area accoglie oggi due interventi site specific: un’installazione di Carlo D’Oria e un percorso sonoro di Project-To.

Lo scultore torinese, formatosi all’Accademia Albertina di Belle Arti, esplora in tutta la sua produzione il tema della fragile e precaria condizione umana. Nelle sue opere, forme e linee essenziali, figurazioni plastiche minimali, geometrie e ingranaggi, colori e materiali concorrono a dare vita a un universo popolato di tracce della presenza umana. 

“Per Art Site Fest 2021 - spiega il direttore artistico del festival Domenico Maria Papa - abbiamo chiesto a D’Oria di realizzare tre interventi site-specific, con opere inedite e che seguono una sua ricerca artistica da poco avviata. Si tratta di figure ridotte all’estrema astrazione, come nella poetica dell’artista, ma dalle linee meno morbide e con un vago accenno all’opera icona di Rodin, Il pensatore. La proposta di D’Oria è distribuita contemporaneamente su tre sedi - Palazzina di Caccia di Stupinigi, Palazzo Madama e Area Archeologica del Museo Lavazza - creando un dialogo tra i luoghi e i visitatori, in un percorso di coinvolgente scoperta.”

Per l’Area Archeologica del Museo Lavazza la “prossimità” dei Titani di D’Oria che abitano questo luogo è connessa al progetto di sonorizzazione site-specific proposto da Project-To, intitolato Mormoranti. “Si tratta di un’opera sull’aleatorietà e precarietà delle connessioni um ane - spiega Riccardo Mazza -collocata nello spazio (la distanza reale o quella ideata) e nel tempo (la morte), limiti che di fatto impediscono il contatto. E’ una creazione sonora che riflette sulla necessità umana e intima della prossimità.”

Un insieme di voci e frasi distribuite nello spazio, animano la necropoli e si materializzano in vari punti dell’area, cercando il dialogo con lo spettatore. 

Le due installazioni fino al 28 gennaio 2022.

redazione

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