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Cronaca | 13 dicembre 2021, 18:02

Piazza San Carlo, l'amarezza della figlia di Marisa Amato: "In pochi secondi distrutta una vita bellissima"

Il radiologo delle Molinette ricorda la notte fra il 3 ed il 4 giugno 2017 e si difende: "In poche ore arrivarono oltre 60 persone in ospedale, una cosa mai successa"

marisa amato e il marito - foto di repertorio

Piazza San Carlo, l'amarezza della figlia di Marisa Amato: "In pochi secondi distrutta una vita"

"Una vita bellissima distrutta in pochi secondi". Così Viviana D'Ingeo oggi in tribunale a Torino ha rievocato la vicenda della madre, Marisa Amato, morta nel 2019 dopo essere rimasta gravemente ferita nella calca di piazza San Carlo del 3 giugno 2017.

Due medici imputati di omicidio colposo

La donna ha testimoniato al processo in cui due medici sono chiamati in causa per quello che secondo l'accusa fu un errore professionale in occasione delle prime cure. Imputati di omicidio colposo sono Andrea Rusciano e Augusto Russo, radiologi che erano in servizio, quel 3 giugno, rispettivamente al Maria Vittoria e alle Molinette. Sia Marisa Amato che il marito furono travolti dalla folla in fuga da piazza San Carlo e riportarono gravi lesioni. La donna rimase tetraplegica e morì il 25 gennaio di due anni fa. 

La notte fra il 3 e il 4 giugno 2017, quella della calca in piazza San Carlo, il radiologo di guardia all'ospedale Molinette, Augusto Russo, si dovette occupare di referti relativi a "non meno di 63 pazienti". Il particolare è emerso in apertura del processo in cui lo stesso Russo e Andrea Rusciano sono imputati per il caso di Marisa Amato, la donna travolta dalla folla in fuga e morta nel 2019. Uno dei responsabili del servizio alle Molinette ha spiegato che erano stati attivati i protocolli di emergenza che però, dato l'enorme afflusso di persone, erano stati "travolti quasi subito".

"Mai capitata una situazione del genere"

"In vent'anni di pronto soccorso - ha detto Russo - non mi era mai capitato niente del genere". I due radiologi non si sarebbero accorti di una microfrattura alla colonna vertebrale riportata dalla Amato. La donna era stata portata prima all'ospedale Maria Vittoria (un'infermiera ha testimoniato che nessuno le parlò di quella lesione) e quindi alle Molinette.

Alle 5 del mattino, a Russo fu chiesta una consulenza sulle sue condizioni: il lavoro comportò l'esame di un cd contenente circa tremila immagini e richiese circa 45 minuti. "La signora Amato - ha spiegato il difensore, l'avvocato Roberto Trinchero - presentava numerose fratture, con problemi polmonari e cardiaci. Un'anestesista delle Molinette si rivolse a Russo chiedendo una valutazione sulle condizioni degli organi vitali a livello encefalico, toracico e addominale. Non si parlò di colonna vertebrale. Peraltro dal Maria Vittoria non arrivò nessun referto. E gli stessi consulenti interpellati nel corso dell'indagine hanno sottolineato che quella microfrattura sarebbe stata difficilissima da rilevare".

"Credo di avere fatto il mio dovere", ha detto Russo in aula.

redazione

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