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Attualità | 17 dicembre 2021, 10:23

Percorre la via Emilia per raccontare il brodo: la storia del nonese Mattia Fiandaca

Domani presenterà il libro di cui è coautore a Bricherasio

Mattia Fiandaca

Mattia Fiandaca

È nonese l’uomo che ha percorso la via Emilia, di città in città, entrando nelle case per carpire i segreti in cucina e i ricordi famigliari legati alla tradizione gastronomica del brodo di Natale.

Mattia Fiandaca è coautore del libro ‘Il brodo di Natale in Emilia-Romagna’, pubblicato a inizio novembre e che domani, sabato 18 dicembre, verrà presentato per la prima volta anche in Piemonte.

Ventiquattrenne, Fiandaca ha frequentato l’Istituto Prever di Pinerolo, prima di trasferirsi a Parma dove ha conseguito la Laurea triennale in Scienze Gastronomiche. Oggi vive a Forlimpopoli, cittadina in cui nacque Pellegrino Artusi, autore del manuale di cucina ‘La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene’, conosciuto semplicemente come ‘L’Artusi’. Lavora con il centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana che prende il nome dal celebre gastronomo: ‘Casa Artusi’. Una soddisfazione per chi, come lui, conosce fin da bambino i piaceri e le fatiche del lavoro tra i fornelli: “Sono nato in una famiglia del mestiere: mio padre, Giovanni, e mia madre, Rosa Annaloro, avevano un locale a Torino. Mi ha sempre accompagnato la curiosità per le ricette e il ‘mangiare assieme’” rivela. Trasferito a None con la famiglia, quando aveva solo 3 anni, Fiandaca non ha avuto dubbio nella scelta della scuola secondaria: “Ho frequentato l’Istituto alberghiero: il Prever di Pinerolo e ho lavorato come capo pasticciere, è possibile che in questa scelta io sia stato influenzato dalla tradizione dolciaria di None. Con il tempo però mi sono reso conto che non mi bastava preparare – racconta –, il mio interesse per la cucina andava oltre, verso le storie nascoste dietro al cibo: sentivo il bisogno di scoprirle e raccontarle”. Da lì quindi l’idea di iscriversi al corso di laurea di Scienze Gastronomiche di Parma, città in cui si è trasferito nel 2017, e l’ingresso nel mondo della divulgazione gastronomica, con l’ideazione e la conduzione di un programma radiofonico.

Laureato nel 2020, per Fiandaca la pandemia ha segnato una svolta professionale: “In quel periodo, Casa Artusi, mi ha chiesto aiuto per ciò che riguardava la comunicazione digitale. Per loro era un momento delicato perché tutte le attività andavano trasferite on line. I corsi di cucina, ad esempio, dovevano diventare webinair – spiega –. Ho avuto quindi occasione di continuare con il mio lavoro autoriale ma anche di fare il moderatore e di occuparmi degli aspetti tecnici”.

Attraverso i social media invece nasce il sodalizio con Irene Fossa – un’altra appassionata di cucina – che lo coinvolge nell’idea di raccogliere i ricordi e le ricette legate al brodo di Natale: “Lei si è presa cura del versante emiliano e io di quello romagnolo. Abbiamo trovato attraverso una piattaforma di crowdfunding le risorse per stampare il libro e ci siamo messi al lavoro”. Ciò ha significato percorrere la città lungo la via Emilia, da Piacenza a Rimini, per farsi raccontare i ricordi e le abitudini di famiglia: “Anolini, cappelletti, tortellini... ogni zona ha la sua tradizione e le città che abbiamo percorso fanno da filtro delle abitudini diffuse in campagna. Per ogni contesto famigliare incontrato abbiamo fatto emergere i ricordi legati al momento delle feste natalizie”.

Domani per la prima volta il libro viene presentato il Piemonte: alle 11 al Combo (Corso Regina Margherita, 128) di Torino e alle 17 alla trattoria La Ciancia (Stradale Pinerolo 99) di Bricherasio. A Bricherasio Fiandaca è stato invitato dall’associazione Leonardo Sciascia che il padre contribuì a fondare.

“Sono innamorato dell’Emilia Romagna ma spesso mi manca Torino e il Pinerolese, dove ci sono gli amici di sempre – racconta –. E le potenzialità di questo territorio dal punto di vista gastronomico sono altissime: penso alla tradizione di None, legata al cioccolato, e alla produzione casearia della Val Pellice e della Val Chisone. Il Piemonte è una zona ricca sia di cucina ad alto livello che popolare, ma occorre secondo me investire ancora di più nella promozione gastronomica regionale per far conoscere tutte le eccellenze e le storie del nostro territorio”.

Elisa Rollino

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