Cultura e spettacoli | 23 gennaio 2022, 11:50

F.Brioschi: "Il mio io malinconico è il magnete emotivo che mi incoraggia a ricercare la poesia"

L'intervista a Francesco Gargano, un artista e autore marchigiano trapiantato a Torino

F.Brioschi: "Il mio io malinconico è il magnete emotivo che mi incoraggia a ricercare la poesia"

F.Brioschi, al secolo Francesco Gargano, è un artista e autore marchigiano trapiantato a Torino che si avvicina alla musica e alla scrittura di testi da adolescente. Il primo brano però lo pubblica nel 2020 in complicità con il produttore Etta Matters. Si tratta di “Mina”: una ballad a tratti malinconica, un sospiro fugace di sensazioni intime, due anime irrisolte che si prendono per mano per mettersi a riparo dal mondo. La scrittura di F.Brioschi si schiera dalla parte dei falliti, dei repressi traendo spunto dalla frenesia e dall’apparente banalità della quotidianità. Il nuovo singolo “Pioggia di Maggio”, pubblicato qualche giorno fa, nasce dalla collaborazione con Marie Primo e tenta di imprimere  nell’ascoltatore le emozioni inespresse di due giovani amanti.

 

Come si avvicina F.Brioschi alla musica e perché ha scelto questo nome?
Da quando ne ho memoria credo che non ci sia stato neanche un giorno in cui non ho ascoltato musica. Ricordo che da bambino saltellavo davanti allo stereo a colonna dei miei genitori, cantavo in macchina con mia madre mentre tutto stonato il mangiacassette riproduceva in loop le stesse canzoni. Alla fine delle medie mio cugino mi ha fatto ascoltare un pezzo rap, quando ancora il rap era un genere di nicchia in italia, e credo che in quel preciso istante sia successo qualcosa dentro di me. Una sorta di epifania, ho cominciato a capire quanto potere avessero le parole, quanti significati e significanti potessero assumere. Ho passato il liceo a scrivere testi con alcuni dei miei compagni. Ci divertivamo, era un gioco, un esercizio di stile col quale emulavamo flow e atteggiamenti dei nostri miti. Finita la scuola, per alcuni anni, credo che la scrittura sia passata in secondo piano, scrivevo solo nei momenti di estrema necessità emotiva. Alla fine del 2019, dopo aver nuovamente rimescolato le carte della mia vita, ho conosciuto la mia attuale ragazza. Volevo farla entrare, almeno un po’ nella mia testa, avevo bisogno di un mezzo per poter esprimere con delicatezza tutto quello che non sarei mai riuscito a dirle a parole. Ho ri-iniziato a scrivere e complice Etta Matters, amico e produttore di Torino, abbiamo realizzato il mio primo progetto “Mina”. Reload Music, l’etichetta che tutt’ora distribuisce la mia musica, ha ascoltato il brano e insieme abbiamo deciso di pubblicarlo. Per quanto riguarda il nome, la storia è un po’ lunga, magari ve la racconterò la prossima volta.

 

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?
Credo che la società in cui viviamo sia ossessionata sempre di più dalla performance. Sono terrorizzato dalla superficialità che ci circonda dove apparire è quasi sempre più importante di essere. Siamo circondati da stereotipi irraggiungibili. La tristezza e la malinconia, quando non vengono strumentalizzate per fare notizia, sono difficilmente accettate. Vengono minimizzate, prosciugate di tutta la loro potenzialità espressiva. La mia scrittura si schiera dalla parte dei falliti, dei repressi. Non ha l’ambizione di arrivare a tutti. Sento che il mio Io malinconico è il magnete emotivo che tiene insieme tutte le parti di me, che mi incoraggia a ricercare la poesia in ciò che gli altri etichettano come banale.

 

Lei cura solo la parte testuale o anche quella musicale?
Amo seguire tutto il processo creativo. I singoli che ho pubblicato fino ad oggi hanno tutti una storia diversa. La costante sono le produzioni di Etta Matters che con estrema empatia e delicatezza riesce a tradurre in musica i miei stati d’animo. Ho avuto il piacere di collaborare con altri giovani artisti emergenti come Itto, Nora B, Cris J Sandra agli arrangiamenti, i testi e le topline dei miei brani, contaminandomi e contaminando loro a mia volta. È sempre incredibile arrivare nello studio di Nbmusic, abbassare le luci e creare fino a notte fonda qualcosa che fino a poco prima non esisteva affatto.

 

 

È uscito qualche giorno fa il singolo “Pioggia di Maggio” in collaborazione con Marie Primo, come è nato questo featuring e che storia ci racconta il brano?
Mi capita spesso di collaborare come autore alla scrittura di brani per altri artisti. Questa volta, dopo aver sentito cantare Marie Primo dal vivo ed essere rimasto folgorato dal suo incredibile talento, insieme al produttore Francesco Lachina ci siamo riproposti di lavorare ad un progetto che le desse  il giusto spazio espressivo. Ho scritto il testo seduto a un tavolino di un bar di Via Milano. Ho avuto come l’impressione di essere in una bolla: la gente mi fluttuava intorno, i freni del tram, le voci ovattate dei passanti, ognuno con la propria vita, le proprie preoccupazioni. Mi sono immerso in questa frenesia e ho riflettuto su quanto sia difficile comunicare tra di noi. Ho capito quanto il dissidio interiore del singolo possa diventare un blocco comunicativo con l’altro. Mi sono reso conto di quanto sia difficile esprimere verbalmente un sentimento del tutto irrazionale capace di tagliare e ricucire, allontanare e richiamare a sé. Ho scritto di getto. Mi sono sentito appagato, la scrittura mi ha svuotato e riempito allo stesso tempo. In “Pioggia di Maggio” i due comunicano ad un altro livello, non occorrono più le parole, il dialogo si sviluppa nel substrato del loro inconscio. Quando Marie ha letto il testo se ne è subito innamorata ed insieme a Francesco Lachina abbiamo lavorato alla melodia. L’arrangiamento di chitarra di Itto e la produzione di Etta Matters hanno infine creato l’atmosfera ideale per far viaggiare le parole.

 

Quanto c’è di F.Brioschi nei suoi testi?
In un testo che non ho ancora pubblicato ho scritto: “Brioschi è solo il mezzo, concretizza il pensiero. Ricompone pezzo pezzo o almeno è quello che spero”. Credo che aver trovato un alterego col quale dialogare a questa profondità sia fondamentale per me. Sono una persona molto introspettiva e credo che immergersi nel buio di noi stessi sia necessario per provare a riconoscersi davvero. L’altra faccia della medaglia però è che questa continua ricerca ti espone alle tue fragilità. Il rischio di spingersi troppo in profondità è quello di perdere il contatto con la realtà, di non avere tutte le risorse necessarie per tornare in superficie. Brioschi mi aiuta ad esorcizzare il mio malessere, mi da uno sbocco creativo sul mondo. Aria fresca respirata a pieni polmoni tra un’apnea e l’altra.

 

Come descriverebbe il suo rapporto con il pubblico?
Anche se quando lo dico ad alta voce le persone intorno a me stentano a crederci, sono una persona molto timida e riservata. Aver condiviso con gli altri i miei pensieri ed essermi allontanato così tanto dalla mia zona di comfort con la mia musica è quasi inverosimile per me. Sono grato e lusingato di tutto l’affetto col quale viene accolta ogni mia nuova pubblicazione. Sono quasi incredulo dalla quantità di persone che fino ad ora hanno ascoltato la mia musica. I numeri di ascolti che ho fatto fino ad ora sono una minuscola goccia nell’oceano se paragonati a quelli di artisti affermati, ma per me sono un risultato incredibile.

 

La sua Torino musicale e non.
Torino è diventata la mia seconda casa, vivo e lavoro qui ormai da cinque anni.

Lavoro come infermiere in due comunità terapeutiche per ragazze minorenni. Amo questa città, è stata testimone della mia metamorfosi e crescita personale.

 

 

 

 

 

Federica Monello

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Federica Monello

Giornalista pubblicista, ascoltatrice vorace di musica, amante di tutto ciò che è cultura. Nasco e cresco in Sicilia dove da studentessa di Lettere Moderne muovo i primi passi nel giornalismo, dopo poco unisco la scrittura alla passione per la musica. Giungo ai piedi delle Alpi per diventare dottoressa in Comunicazione e Culture dei media e raccontare di storie di musica, versi, suoni e passioni.

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