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Eventi | 27 maggio 2022, 12:53

"Falcone e Borsellino, l'eredità dei giusti": al Regio uno spettacolo "per non dimenticare"

Venerdì 27 e sabato 28 maggio in prima assoluta il racconto in musica delle stragi di Capaci e Via d’Amelio

"Falcone e Borsellino, l'eredità dei giusti": al Regio uno spettacolo "per non dimenticare"

A trent’anni dalle stragi di mafia di Capaci e di Via d’Amelio, al Teatro Regio va in scena, in prima assoluta, un racconto in musica intitolato "Falcone e Borsellino. L’eredità dei giusti". Una coproduzione che vede uniti, nel segno della memoria a 30 anni dall’uccisione del giudice Giovanni Falcone e del giudice Paolo Borsellino, il Teatro Regio, il Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, la Fondazione per la Cultura Torino - MITO Settembre Musica e il Teatro Massimo di Palermo.

L'appuntamento è per venerdì 27 maggio alle ore 20 e sabato 28 maggio alle ore 19. Il compositore Marco Tutino è autore della musica originale ed Emanuela Giordano della drammaturgia e della regia. Il maestro Alessandro Cadario dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio istruito dal maestro Andrea Secchi.

Questa nuova produzione, la cui genesi si deve a Rosanna Purchia oggi Assessore alla cultura della Città di Torino ed ex Commissario del Teatro Regio, si realizza con il sostegno degli Amici del Regio, della Fondazione E. di Mirafiore e di Green Pea i quali, consapevoli dell’importanza di questo anniversario, hanno deciso di essere al fianco del Regio.

Lo spettacolo è diviso in tre parti narrativamente e temporalmente riconoscibili: Le Stragi, La Reazione e Il Presente. Musica, immagini, canto e narrazione si intrecciano con delicatezza e intensità ai documenti video originali, materiale Teche Rai su licenza di RAI COM S.p.A, e alla drammaticità della voce di Paolo Borsellino che, dopo la morte di Giovanni Falcone, denuncia l’isolamento in cui era stato lasciato l’amico. Orrore, paura e senso di sconfitta, lo sgomento di un intero paese, la morte della speranza, l’Italia in lutto: questo emerge con forte intensità. E ancora, i rimandi poetici a Gesualdo Bufalino, il ricordo corale di quei giorni, che dal senso di sconforto vira al desiderio di riscatto, individuale e collettivo; ecco, dunque, le assemblee, le piazze gremite, il coraggio dei giovani, il riaffermarsi dei valori imprescindibili: verità, giustizia, onestà. Infine Il Presente, che si domanda quale sia l’eredità lasciata dai Giusti. La mafia si è trasformata e “adattata” e riesce ad agire ancor più profondamente nell’ombra. Ma non possiamo arrenderci e ci domandiamo quale sia la nostra responsabilità di cittadini: non dimenticare e continuare ad agire nel senso di appartenenza, che è il dovere di una comunità degna di questo nome.

Ricorda Gian Carlo Caselli: "C’era il rischio concreto – con le stragi del 1992 – che la nostra Democrazia crollasse. Una forte reazione corale (forze dell’ordine, magistratura, società civile, politica una volta tanto unita) ha recuperato il metodo del pool di Falcone e Borsellino, riuscendo a produrre risultati che ci hanno salvati dall’abisso. Anche perché ha cominciato ad avverarsi quanto Paolo Borsellino aveva sempre sostenuto, e cioè che 'la lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti aiuti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della complicità".

"L’eredità dei giusti è una eredità ingombrante – afferma Marco Tutino – perché ci costringe a sapere che contro l’ingiustizia, la violenza, il sopruso e l’arroganza della criminalità e della mentalità mafiosa si può lottare, si può dire no. Falcone e Borsellino ce lo chiedevano allora, e continuano a chiedercelo ogni volta che li ricordiamo, in pubblico e in privato: non giratevi da un’altra parte, non abbassate lo sguardo".

INFO www.teatroregio.torino.it

Daniele Angi

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