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Economia e lavoro | 05 ottobre 2022, 13:05

"Tengo spente le vetrine di notte per risparmiare". Da Collegno la storia di un negozio storico del centro

Luigi Frascà è il titolare di una macelleria e somministrazione aperta da 48 anni. "Dopo il Covid pensavamo di ripartire, ora siamo in ginocchio. Devono fare qualcosa, in fretta"

Luigi Francà

Luigi Francà è il titolare di una macelleria con somministrazione nel cuore di Collegno

"Stiamo spegnendo le vetrine, di notte, per risparmiare. Teniamo tutto al minimo. Ma non basta". Il racconto di Luigi Frascà, titolare di una storica macelleria con somministrazione nel centro di Collegno, arriva attraverso una voce che si mostra indomita, ma che rivela anche le crepe di una difficoltà profonda.

Il suo negozio, aperto da 48 anni nella via centrale del Comune alle porte di Torino, ne ha viste tante. Ma ora i rincari di luce e gas sembrano la mazzata finale. "Sono momenti davvero difficili, giorni in cui siamo in balia di qualcosa che non sappiamo nemmeno come affrontare. Non sappiamo neppure come contenere le spese. I costi che abbiamo, tra luce e gas, ma anche la materia prima, non ci permettono di stare in piedi, ma nemmeno di portare le attività in pareggio".

E' il momento più duro mai vissuto?
"Abbiamo vissuto momenti belli e meno belli, nel corso della nostra attività professionale: la mucca pazza, l'aviaria, poi la crisi economica di inizio anni Duemila, quindi il Covid. Abbiamo sempre tenuto botta, ci siamo sempre inventati qualcosa. Ma adesso, dopo due anni di sofferenze, invece di trovarci in ripresa siamo distrutti e con un sacco di problemi in più, oltre ai finanziamenti da ripagare per quello che è successo negli anni scorsi".

Un paradosso, visto che ora il lavoro non manca.
"Nonostante fortunatamente si riesca a lavorare, i conti non tornano: siamo a livello di 2019 come incassi, quindi al periodo pre Covid, ma con costi più alti del 50%. Non si riesce più a fare fronte alle spese. E parlo di bollette, ma non solo: la carne di pollo è aumentata del 100%, il 70% quella del maiale e almeno del 50% le carni rosse".

E poi sono arrivati i rincari energetici.
"A luglio siamo saliti da 1300 a 4800 euro di bollette. Ad agosto ne abbiamo ricevute per 2500 euro, pur rimanendo chiusi 15 giorni per ferie. Noi siamo energivori, non possiamo spegnere la cella frigo o altre strumentazioni indispensabili. Ci sono consumi che non sono comprimibili".

Presto arriverà anche il costo del riscaldamento. Avete già un'idea di massima della spesa da sostenere?
"Oltre alla macelleria, nel nostro negozio abbiamo anche la ristorazione e stiamo cominciando a fare due conti sul riscaldamento: temiamo si arrivi a 50-60 euro al giorno solo per scaldare il locale. Prima le bollette incidevano al 6-8% del fatturato, ora siamo al 25-30%. E di fronte alle ultime bollette tanti hanno cercato di bloccare il rid bancario, ma chi non ha potuto e si è ritrovato senza soldi sul conto adesso è in difficoltà a pagare affitti e stipendi. Al momento non sappiamo i costi di settembre, ma la bolletta arriverà soltanto a ottobre e quindi non si sa nemmeno quanto accantonare".

Cosa si può fare, in un momento così?
"Di certo non si possono aumentare i prezzi: la gente ha sempre meno soldi, non si può incidere su quello. Bisogna tutti i mesi riparare alle perdite attingendo ai patrimoni personali. Altrimenti si deve chiudere. Ma il fatto è che non sappiamo quando finirà. La gente forse non ha ancora capito la gravità della situazione. Ma chi di dovere deve fare qualcosa: servono rimedi immediati, prima che i buoi siano scappati".

Massimiliano Sciullo

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