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Attualità | 01 aprile 2023, 11:05

Un balcone sul Mottarone, la montagna dei milanesi Monte Falò (Coiromonte –NO-)

Percorrere a piedi le montagne d’inverno ha sempre un fascino particolare. E le montagne non devono per forza essere quelle imponenti o di alta quota

Sulla dorsale innevata (ph. Mauro Carlesso)

Sulla dorsale innevata (ph. Mauro Carlesso)

Le montagne che si possono percorrere d’inverno, per assaporare quel gusto speciale che d’estate si dissolve, possono essere anche quelle facili, docili, appena fuori di casa e che alle volte a torto, snobbiamo. Rientra tra queste cime il Monte Falò, montagna dal nome austero ed evocativo che sulle guide resta impietosamente declassato ad “altura”. Ma camminare sulla sua cresta invernale arrotondata, comoda e facile ci conduce la mente ed il cuore alle grandi montagne ed ai grandi orizzonti ai quali, sempre, si finisce per affezionarsi.

L’itinerario

Dall’ A26 uscire a Carpugnino, seguire per Gignese e proseguire per Armeno/Orta fino a Sovazza, dove si svolta a destra per Coiromonte. Poco prima del centro dell’abitato si prende una ripida salita a destra che dopo poche centinaia di metri scollina verso Armeno. A questo punto, di fronte ad un agriturismo si lascia la macchina e si prende la sterrata a destra (indicazioni). Si continua a salire tenendo la destra ai bivi. Si cammina piacevolmente su sterrate tra luminosi boschi di betulle. Si raggiunge un cartello con l’indicazione “3 montagnette” e sempre in salita su larga pista sterrata si sbuca sul larghissimo crinale erboso, dove di fronte a noi appare il panettone del Monte Falò. Da qui si può salire direttamente alla vetta per prati in pochi minuti. Oppure si può continuare sulla sterrata fino a raggiungere la dorsale ovest del monte risalendo la quale con piacevole camminata di cresta si toccano una dopo l’altra le tre elevazioni (le 3 montagnette) che costituiscono la cima. Da qui il panorama a 360° è mozzafiato col Mottarone che appare vicinissimo, il Monte Rosa imponente e l’onnipresente piramide del Monviso al termine dell’orizzonte.

Dalla cima del Monte Falò la sagoma del Mottarone (ph. Mauro Carlesso)

La via di discesa può ripetersi liberamente tra l’uno o l’altro percorso di salita oppure dall’ultima elevazione abbassarsi a destra fino a raggiungere la traccia che con un piacevole e panoramico mezzacosta passa dalla zona delle miniere (dove fino al 1940 una società inglese estraeva galena, blenda, piombo e zinco) ricongiungendosi in breve sulla strada percorsa all’andata compiendo così un piccolo anello.

 

Dal culmine verso l’orizzonte fino al Monviso (ph. Mauro Carlesso)

La nota storica

Camminare in questo territorio significa essere al cospetto del Mottarone (1.492 mt.), montagna complessa e discussa per gli accessi stradali, per le costruzioni affastellate sulla vetta (seconde case, alberghi, stazioni radio e meteo, impianti di sci e ottovolanti). Per i puristi della montagna non c’è scampo: vetta da evitare! Ma il Mottarone ha una storia nel turismo assai nobile che vale la pena sottolineare. Da fine ottocento a metà del novecento, propugnata con fervore dall’avvocato valsesiano Orazio Spanna, il Mottarone era la montagna della Belle Epoque milanese e non solo. Quello del Mottarone era, allora, un turismo d’élite. Gli aristocratici di Milano facevano della vetta del Mottarone la loro montagna dalla quale poter ammirare la loro Milano e, nelle giornate terse, il brillio della Madunina.

La presenza sulla vetta del Grand Hotel Mottarone (scomparso per un incendio il 17 gennaio 1943) risultava un’attrattiva non da poco per gli intrepidi turisti che potevano raggiungerlo però faticosamente salendo a piedi da Stresa con l’aiuto di carri trainati dai buoi dei contadini per il trasporto di bauli e valige. Dal 1911 la salita divenne più agevole e decisamente più aristocratica con l’inaugurazione di un glorioso trenino a cremagliera a trazione elettrica (il primo impianto del genere in Italia) rimasto in funzione fino al 1963 quando entrò in servizio l’attuale impianto funiviario che, con partenza direttamente dal Lago Maggiore, raggiunge la vetta in soli 20 minuti. Come noto questo impianto è attualmente chiuso e sotto sequestro giudiziario dopo essersi reso teatro della tragedia del 23 maggio del 2021. Per il Mottarone ed il suo turismo centenario ancora un duro colpo al quale far fronte, un colpo perpetrato questa volta dalla rapace mano della speculazione a tutti i costi.

Al cospetto del Monte Rosa (ph. Mauro Carlesso)

Per un pranzo al sacco Veg

Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: radicchio con champignon raw (in olio e limone)

La scheda

Località di partenza: Coiromonte  (mt.820) –NO-

Località di arrivo: Coiromonte  (mt.820) –NO-

Cime sul percorso: Monte Falò (mt. 1.080)

Dislivello: mt.  260 circa

Tempo di percorrenza: ore 2 (soste escluse)

Difficoltà: T

Periodo: Sempre (sconsigliata d’estate per la bassa quota)

 

Mauro Carlesso Scrittore e camminatore vegano

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