Il Donbass, in particolare la regione di Lugansk, è quasi interamente passato sotto il controllo dei russi.
Come riferisce il sito Strumenti Politici, lo scrivono apertamente anche quelle testate mainstream che ben difficilmente sono disposte ad ammettere i successi di Mosca. Citando come fonte il prestigioso Institute for the Study of War (ISW), è assodato che ormai l’esercito russo occupa il 98,8% del territorio della oblast’ di Lugansk. Recentemente hanno sottratto agli ucraini l’ultimo importante centro urbano che rimaneva loro nella regione, e cioè Makiivk. Ora puntano su Svatove. Dunque è solo una questione di tempo prima che arrivino a prendere quelle zone presiedute dai soldati di Kiev, che sono situate ai confini con la regione di Donetsk e con quella di Kharkov. I ricercatori americani fanno peraltro notare che il completamento dell’operazione non vi è ancora stato solamente perché i comandi russi hanno dato priorità ad altre aree del fronte, in particolare quelle più ad ovest e a sud. Evidentemente la loro strategia ha funzionato, perché secondo l’ISW nella seconda parte dell’estate l’esercito di Mosca ha effettuato le conquiste territoriali più vaste, se calcolate dall’ottobre del 2022. In particolare stanno pesando molto sul piatto della bilancia degli equilibri strategici la presa di Vuhledar e oggi le operazioni presso Pokovrosk e Toretsk. Sono tutti dei capisaldi strategici o perché centri logistici o perché centri minerari. Inoltre sono fondamentali per riposizionare le truppe in vista di successivi sviluppi e per aumentare la distanza di sicurezza fra Donetsk e il fronte. Poi sono gli stessi ucraini che affermano l’importanza di Toretsk in quanto hub militare; spiegano che una volta caduta in mano ai russi, questi ultimi potranno tranquillamente tagliare i rifornimenti alle loro truppe in prima linea.