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Eventi | 16 marzo 2018, 18:20

Scuole alla Casa del Teatro contro l'illegalità: dove la mafia non è finzione, ma racconto del vero

La Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani partecipa al progetto "Il palcoscenico della legalità" coinvolgendo diversi istituti torinesi. Un nuovo spettacolo di denuncia contro la criminalità organizzata

Scuole alla Casa del Teatro contro l'illegalità: dove la mafia non è finzione, ma racconto del vero

Il teatro civile come strumento per comprendere la mafia senza limiti, in ogni parte d'Italia, vista con gli occhi di quei ragazzi che saranno i cittadini del futuro.

"Il palcoscenico della legalità", ideato e coordinato da Co2 Crisis Opportunity Onlus, è un progetto sperimentale che si propone di riflettere sulla presenza della collusione e corruzione nella nostra società. Morbi che infettano la cittadinanza e possono essere affrontati con i giusti strumenti, quali il potere di voto e di scelta, l'educazione, l'informazione.

E proprio per sensibilizzare le persone sul concetto di educazione alla legalità e responsabilità civile, il progetto raccoglie sei rappresentazioni dello spettacolo "Dieci storie proprio così" alla Casa del Teatro e 21 laboratori in alcune scuole di Torino. Questi si svolgono fino a venerdì 16 marzo e prevedono giochi di ruolo, esercizi di concentrazione, ragionamenti condotti dalle attrici Tania Garribba e Daria D'Aloia, insieme con i ricercatori Elena Ciccarello e Davide Donatello del Larco, laboratorio dell'Università degli Studi di Torino, e Ilaria Meli del Cross (Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell'Università degli Studi di Milano).

Il terzo atto di "Dieci storie proprio così", che ha debuttato a Napoli a febbraio, andrà in scena dal 2 al 7 maggio 2018 alla Casa del Teatro di Torino, in corso Galileo Ferraris, nato da un'idea di Giulia Minoli e per la regia di Emanuela Giordano.

È il racconto di alcune tra le vittime conosciute e non della criminalità organizzata, nel segno dell'impegno civile, delle responsabilità individuali e collettive, delle connivenze istituzionali. 
Si parla di Bruno Caccia, procuratore della Repubblica di Torino, ucciso dalla 'ndrangheta nel 1983; di Elena Ferraro, giovane imprenditrice di Trapani che si rifiuta di pagare il pizzo; Cortocircuito, associazione culturale antimafia di Reggio Emilia; Maria Stefanelli, la prima donna collaboratrice di giustizia, vedova di un boss della 'ndrangheta. Tutte storia di coraggio, onestà, impegno, capaci di arrivare direttamente agli occhi e al cuore degli adolescenti che proprio oggi stanno formando la propria coscienza civica.

"Scrittura e messa in scena spingono l'acceleratore sull'idea della scelta, sul cosa possiamo fare noi tutti", commenta la regista. "Per fortuna c'è chi si oppone, rischia, denuncia, indica alternative fattibili a questo degrado".

"Il teatro civile", spiega la Minoli, "segna una linea di continuità tra il prima, il presente e il nostro domani. Usa nomi, luoghi ed eventi realmente accaduti, porta in scena storie e persone vere, orrori perpetuati e azioni coraggiose, ingiustizie e riscatto".

Alla presentazione del progetto sono intervenuti l'assessore comunale all'istruzione  Federica Patti e il vicepresidente del consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti, ribadendo l'importanza dell'arte per trasmettere con più efficacia certi valori alle generazioni più giovani. Perché l'illegalità può avere forme molto subdole, non immediatamente riconoscibili, e per questo più pericolose.

Manuela Marascio

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