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Eventi | 31 gennaio 2019, 09:00

Nella "San Salvario da bere" lo spettacolo che prende in giro la Torino capitale del cibo

Stasera al Teatro Baretti , ore 21.30, "Foodification - Come il cibo si è mangiato la città"

Nella "San Salvario da bere" lo spettacolo che prende in giro la Torino capitale del cibo

Torino nuova capitale del cibo? Un tema croccante e al dente al punto giusto, tessuto tra le alte sfere della politica e poi riversato per quelle strade che a poco a poco al cambiamento indotto devono per necessità abituarsi. Un'opportunità di sviluppo o la perdita irreversibile di un'identità, a favore della confusionaria moltitudine commerciale? Le risposte sono tante e soggettive. C'è però chi ha voluto ricavarne uno spettacolo teatrale, in veste ironica e riflessiva, in scena già dallo scorso anno e sempre, come suol dirsi, "sul pezzo". Si tratta di Foodification - Come il cibo si è mangiato la città, di Paolo Tex Tessarin (blogger di Sistema Torino) e Marco Perucca (scrittore), in scena stasera al Teatro Baretti, ore 21.30, per la Piccola Rassegna Teatrale dedicata a Torino a cura di Circolo Arci Sud, Babelica, Torino Comedy Lounge, Art.O' e Secret Lives. 

In un futuro non troppo lontano, un avventore entra in un ristorante di tendenza della nostra città, dal titolo alquanto enigmatico, “Il sapore dell’officina”. Qui il suo entusiasmo per il cibo farà da contraltare al realismo nero del cameriere, forte di un grosso bagaglio da sviscerare di dati e informazioni non così rosei. Monologhi e scambi di battute che accompagnano lo spettatore in una carrellata delle trasformazioni avvenute a Torino negli ultimi quindici anni, dalla fondazione di Eataly ai riders di Foodora lanciati come schegge impazzite da un locale all'altro. Il cibo non più come nutrimento, ma come prodotto, brand, simbolo assoluto di gentrification (uno dei tanti termini rubati al mondo anglosassone, ma che riassume l'insieme di clamorosi mutamenti urbanistici cui vanno incontro alzune zone della città, elevate dal tono popolare al benestante). 

Due le domande che lo spettacolo pone: come è successo tutto questo? E ne avevamo davvero bisogno? Attraversando un mondo distopico non troppo lontano dalla realtà, gli attori accompagnano così il pubblico in questo viaggio per la sabauda Capitale del Food.

"Lo scopo - spiega Marco Perucca - era unire le mie velleità narrative con l'appeal giornalistico di Paolo. Abbiamo fatto diverse ricerche, partendo da una sorta di premonizione, due anni fa, del cambiamento che avrebbe subito Porta Palazzo, sotto l'influenza di Umberto Montano del Mercato Centrale di Firenze. L'arrivo di Eataly ci aveva fatto riflettere sulla forte connivenza tra pubblico e privato. E poi le liberalizzazioni di licenze al Quadrilatero e San Salvario. Tutti fenomeni che non ci autorizzano ad accusare nessuno, ma semplicemente fanno riflettere sul fatto che si siano creati dei vincitori e dei vinti".

"Questo processo - continua - viene fatto passare come la panacea di tutti i mali, ma mi pare che non si stiano risolvendo i reali problemi. Il più grosso continua a essere il precariato, il lavoro in nero. Se fossimo certi, ad esempio, che gli chef stellati a Porta Palazzo potrebbero portare ricadute positive sulla città, accoglieremmo tutto ben volentieri. Ma pensare di avere, in futuro, una Torino fatta di distretti del gusto, con contratti precari per chi ci lavora, non fa altri che acuire l'immaginario di una città triste".

Manuela Marascio

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