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Eventi | 18 aprile 2019, 18:44

Chieri, alla scuola Sant'Anna di piazza Mazzini si studia fotografia in bianco e nero

Il docente è Pietro Lombardi, un nonno “sprint” con alle spalle una carriera di ferroviere e fotografo, autore di una mostra antologica che sta viaggiando per tutta l’Italia

Chieri, alla scuola Sant'Anna di piazza Mazzini si studia fotografia in bianco e nero

È il 15 di aprile, lunedì. Come per tutti, anche per i bambini della scuola S.Anna di Chieri il rientro dal fine settimana è un appuntamento agrodolce. Oggi però una sorpresa aspettava gli studenti: una conferenza o forse una lezione, o magari una chiacchierata su un argomento ormai raro: la fotografia analogica.

L’incontro si è svolto nell’aula di informatica della scuola, dove la lavagna multimediale, per un giorno si è trasformata in uno “specchio magico”, che ha riportato i bambini indietro nel passato, in un tempo in cui erano giovani i loro nonni, in cui le immagini erano in bianco e nero e dove molte delle strade di oggi erano prati. Si è realizzata una miscela di nuovo e tradizione, di gioventù e esperienza, con uno schermo elettronico che ha proiettato immagini in bianco e nero e con tanti bambini fermi ad ascoltare il racconto di un nonno.

Il nonno in questione, e maestro d’eccezione, è Pietro Lombardi. Ex ferroviere in pensione con una lunga carriera di fotografo amatoriale, il sig. Lombardi ha approfittato della sua mostra antologica, già esposta un po’ in tutta Italia, per spiegare ai suoi “allievi-per-un-giorno” il significato della fotografia prima dell’era digitale.

Ha parlato di un mondo in cui l’immagine non si poteva vedere immediatamente, ma richiedeva almeno qualche ora di lavoro per essere “sviluppata”, un tempo che spesso si trascorreva con trepidazione. Per l’occasione ha portato tutta l’attrezzatura necessaria: le fotocamere a pellicola, ovviamente, ma anche i rullini nei vari formati dal microfilm, al 35mm, al medio formato, una infinita serie di obiettivi, i serbatoi per lo sviluppo chimico delle pellicole, l’ingranditore e infine, una vera chicca: la macchina fotografica degli astronauti.

Quest’ultima si è rivelata la vera “star” della mattinata. Al secolo, il vero nome è Hasselblad 500 el. Una fotocamera che ai tempi delle missioni lunari, la Nasa aveva scelto perché all’avanguardia della tecnica. Furono commissionate circa una ventina di queste fotocamere che vennero adattate ai nuovi compiti con piccole modifiche rispetto alla versione di serie.

Siccome i protocolli dell’ente spaziale prevedevano di abbandonare le fotocamere sulla Luna per fare spazio ad altri reperti da riportare a Terra, si può dire che la versione mostrata oggi da Lombardi sia la sorella delle macchine fotografiche che sono arrivate più lontano.

Diego Garassino

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