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Eventi | 04 giugno 2019, 11:35

La lezione di Greta all'Università di Torino, tra lane di scarto e marmo dei poveri

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile ha portato al campus Einaudi le suggestioni di un'economia nuova e più attenta al Pianeta, a cominciare dal mondo artigiano

La lezione di Greta all'Università di Torino, tra lane di scarto e marmo dei poveri

Greta fa lezione all'Università di Torino. Anche quando non c'è. Ma i temi a lei cari sono stati i protagonisti di uno degli appuntamenti del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato da Asvis, che al Campus Einaudi ha chiamato a raccolta per discutere di Economia circolare in Piemonte. E si scopre che si può fare qualcosa per il pianeta anche grazie alla tosatura degli animali. Oppure alla decorazione delle case.

"Bisogna lavorare per una consapevolezza diffusa e una cultura diffusa - spiega il rettore dell'ateneo, Gianmaria Ajani - perché come università si fa lezione, si formano tecnica e professionalità, ma si modella anche la cittadinanza delle nuove generazioni. Ma è fondamentale anche la ricerca: accanto ai cittadini consapevoli bisogna trovare anche gli strumenti per sanare i guasti".

A livello regionale, il Piemonte - in termini di produzione di rifiuti urbani - produce molto meno del dato medio italiano. Ma una porzione ancora troppo alta della spazzatura finisce in discarica, invece di tornare "in circolo". Mentre andiamo meglio se si ragiona in termini di frazione umida "differenziata".

Per quanto riguarda l'energia prodotta da fonti rinnovabili, invece, siamo molto al di sopra del dato medio sia italiano che del Nord Ovest.

Sul fronte economico, poi, l'approccio sostenibile all'attivazione produttiva mescola ai benefici per l'ambiente anche ricadute positive dal punto di vista dell'occupazione, ma anche dello sviluppo. E c'è chi ha già deciso di spingere con forza su questa leva. 

Per esempio gli operatori di CNA Federmoda che lavorano con la lana cosiddetta "rustica": una materia prima per il mondo del tessile che da noi è considerato rifiuto, ottenuta dalla tosatura degli ovini da allevamento, ma che le nostre aziende finiscono poi per "ricomprare" a caro prezzo, una volta che questo prodotto finisce all'estero per vari canali.

"Come CNA c'è molto impegno per dare una seconda vita alla lana rustica italiana - spiega Vitaliano Alessio Stefanoni, CNA Federmoda Piemonte - per una moda sostenibile e rispettosa dell’ambiente e del lavoro. Si contano qualcosa come 7 milioni di capi in un’Italia che produce oltre 450 tipi differenti di formaggi. Gli ovini vengono tosati, a seconda delle fasce climatiche, due o tre volte all’anno. Questo produce 8700 tonnellate di rifiuti speciali che gli allevatori dovrebbero mandare in discarica con elevati costi di smaltimento e che in larga misura, invece, diventano altra cosa".

Le ricerche dicono che con questa lana – se mai fosse tutta filata – si potrebbero produrre qualcosa come 14mila vestiti al giorno. "Ma questo invece non accade - prosegue Stefanoni - almeno non in Italia. Il 60% di questa lana viene esportata sottocosto e spesso in modo clandestino in Cina, India e Pakistan per raggirare le normative sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Percorre decine di migliaia di chilometri in andata e ritorna in larga misura sui mercati europei sotto forma di prodotti tessili a basso costo e con un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute umana".

"Da alcuni anni - conclude - CNA Federmoda è impegnata a divulgare le potenzialità di questa materia prima intorno alla quale è possibile ricostruire filiere di produzione corte e sostenibili che valorizzano le economie locali, specie quelle alpine, contribuendo anche ad evitare lo spopolamento delle borgate di montagna. In Piemonte ci sono maglifici artigiani interessati a trasformare questi filati in maglie, cappelli, guanti, coperte e tappeti".

"Aziende in grado di cogliere il valore di questo prodotto e di rispettarlo nelle sue colorazioni tradizionali. Una ricerca dell’Ircres ha stimato in 450 milioni di euro il fatturato potenziale in Italia derivante da una valorizzazione economica delle migliori lane rustiche, sull’esempio di quanto già sta accadendo in altri paesi europei come per esempio nella vicina Savoia, in Francia".

E se il prossimo 7 luglio, a Cantoira, in occasione della XXI Fiera dell’artigianato tipico delle Valli di Lanzo Ceronda e Casternone si terrà un seminario dal titolo “Dalle lane rustiche nuove opportunità per l’economia montana – Da scarto a risorsa”, a Torino sono già presenti aziende concretamente sensibili ai temi del riuso e della sostenibilità delle produzioni, come la Consell-Rebelt di Massimo Torassa che realizza borse utilizzando tessuti di scarto provenienti dal mondo dell’automotive e Paola Bellinzoni che crea gioielli di alta gamma usando componenti di riciclo che provengono da oggetti e mobili antichi.

Nel mondo edilizio, invece, una delle "parole magiche" per fare economia circolare è il Tadelakt, una tecnica decorativa marocchina di  Marrakech frutto di un’antichissima tradizione artigiana, che permette di realizzare finiture di grande pregio per bagni, facciate esterne, pareti interne e fontane e che per produrre la calce che serve per realizzare il Tadelakt ricicla molti materiali di scarto. "Mi sono accostato alla tecnica del Tadelakt per la prima volta circa 10 anni fa durante un viaggio in Marocco - spiega Nino Longhitano, di Athena Art e artigiano socio di CNA Piemonte costruzioni -. Da allora sono stato tra i primi in Italia a diffondere e ad organizzare corsi di formazione per insegnare ad usare questa tecnica da parte di altri artigiani e privati".

Per quello che viene definito il "marmo dei poveri", il calcare si recupera dallo scavo del terreno per costruire; per la cottura si utilizzano le fascine di legna della potatura di ulivi e palme; per colorarla si utilizzano terre naturali; per la protezione della superficie sapone nero fatto con gli scarti per fare l'olio, cera d'api e terpene di limone ricavato dalle bucce. Alcuni elementi d’arredo dei bagni come i lavandini, si realizzano con fibra di canapa e cemento naturale. Per la lavorazione si usano anche sassi di fiume levigati e frattoni in legno di cedro costruiti ancora in modo artigianale.

"Molte richieste - conclude Longhitano - arrivano dalla Svizzera e da altri clienti stranieri che acquistano abitazioni in Italia. Si aprono così nuove prospettive di lavoro anche verso l'estero per artigiani e piccole imprese; non a caso mi sono stati richiesti preventivi per realizzare delle abitazioni di lusso negli Stati Uniti".

Massimiliano Sciullo

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