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Cultura e spettacoli | 22 settembre 2019, 17:44

La sofferenza dei portici torinesi: eventi e iniziative la ricetta per rilanciarli della Fondazione Contrada

Da oltre 10 anni la Fondazione Contrada si pone come ambizioso obiettivo la valorizzazione dello spazio pubblico: una sfida attuale è il rilancio dei portici torinesi, patrimonio della città

La sofferenza dei portici torinesi: eventi e iniziative la ricetta per rilanciarli della Fondazione Contrada

Valorizzare lo spazio pubblico dal punto di vista economico, sociale e turistico. E’ questa la grande ambizione della Fondazione Contrada, onlus nata nel 2008 come prosecuzione della Contrada di Po. Una vera e propria missione quella portata avanti dalla Fondazione che con eventi, manifestazioni, iniziative e partecipazione a bandi e gare, è una realtà che più di una volta, in questi anni, è riuscita a centrare risultati importanti in termini di riqualificazione ambientale e funzionale.

Oggi, dopo oltre dieci anni di attività, uno degli obiettivi principali di Fondazione Contrada è la valorizzazione (e recupero) dei portici torinesi. I portici, con i loro dodici chilometri sparsi in tutto il territorio cittadino, rappresentano infatti un patrimonio architettonico e culturale per Torino. Il loro “di sofferenza” attuale preoccupa e non poco la Fondazione Contrada.

Tra sporcizia e cedimenti strutturali, dei circa 1000 negozi presenti sotto i portici sono 85 gli esercizi commerciali chiusi: l’8,5% del totale. Un numero che secondo la Fondazione identificano una situazione non grave, ma un “campanello d’allarme da non sottovalutare”. In tal senso si spiegano iniziative come “Portici Divini” in programma dal 12 al 20 ottobre e “Dolci Portici”, la kermesse legata ai prodotti dolciari e al cioccolato. Entrambe, come obiettivo, hanno quello di portare vita lungo i portici del centro cittadino, allontanando l’abbandono e l’incuria quotidiana.

Ovviamente, come noto, la situazione è diversa a seconda delle zone: in via Roma per esempio non si conosce crisi, o quasi. I negozi chiusi, per esempio, si trovano quasi tutti tra via Sacchi, via Po e piazza XVIII Dicembre: qui ogni ricetta per risollevare i portici sembra perdere di ogni efficacia e l’esigenza di un progetto più articolato, strutturale, che veda la partecipazione dell’amministrazione e tutti gli enti coinvolti è d’obbligo.

Per quanto riguarda la riqualificazione, un’azione di contrasto contro l’abbandono e l’incuria, non per i portici ma per tutta la città, potrebbe arrivare dalla street art, come auspicato da Damiano Carretto, consigliere del M5S: “E’ un aspetto su cui vale la pena investire. La street art è una forma d’arte ormai sdoganata, con grandissimi artisti. L’idea dei graffittari è ormai lontana”. Di certo la missione della Fondazione Contrada proseguirà a Torino come in altre realtà della provincia, dialogando con le amministrazioni e le realtà locali. “Stiamo ampliando lo spazio di azione. Cambiano le dimensioni tra città e paese, ma le problematiche rimangono simili” ammette Germano Tagliasacchi, architetto e direttore della Fondazione Contrada.

Andrea Parisotto

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