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Cronaca | 14 ottobre 2019, 11:35

Ex combattenti torinesi in Siria rischiano la sorveglianza speciale: solidarietà dei docenti universitari

Gianfranco Ragona, professore di Scienze politiche: "Atto estremamente duro, utilizzato in passato per i mafiosi"

Ex combattenti torinesi in Siria rischiano la sorveglianza speciale: solidarietà dei docenti universitari

"La sorveglianza speciale è una misura terribile, un atto estremamente duro utilizzato in passato per personaggi legati ad associazioni mafiose". Cosí Gianfranco Ragona, professore di Scienze politiche all'Università di Torino, che ha deciso di schierarsi a fianco dei tre ragazzi (Jacopo Bindi, Paolo Andolina e Maria Edgarda Marcucci) che hanno combattuto l'Isis in Siria a fianco delle milizie curde e per i quali a Procura di Torino ha chiesto la misura della sorveglianza speciale. 

A giugno le posizioni di altri due ex combattenti, Davide Grasso e Fabrizio Maniero, sono state stralciate, mentre ler gli altri il processo continua. "Quella di domani è un'udienza estremamente preoccupante, che evidenzia la politicizzazione di una parte della magistratura torinese", dice Bindi, che domani mattina sarà in tribunale.

Per Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale all'Università di Torino "stiamo assistendo a una repressione di tutte le forme di dissenso e la misura della sorveglianza speciale ipotizzata dai magistrati torinesi ne è la conferma".

"Noi mamme parliamo con il cuore delle mamme, ma anche con il cuore di cittadine che vedono nell'eventuale applicazione della sorveglianza speciale una scorciatoia, rispetto alle garanzie del processo, per silenziare il dissenso", ha dichiarato Diana Paoli, madre di Jacopo Bindi.

Marco Panzarella

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