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Eventi | 02 dicembre 2019, 09:45

A Torino il Trio di Parma festeggia Beethoven e lo mixa con Kagel

Appuntamento mercoledì al Conservatorio di Torino

A Torino il Trio di Parma festeggia Beethoven e lo mixa con Kagel

A pochi anni dall’integrale dei Trii di Brahms, il Trio di Parma ritorna a grande richiesta al Conservatorio di Torino (mercoledì 4 dicembre 2019, ore 21) con un nuovo ambizioso progetto che intreccia l’integrale dei sei Trii di Beethoven ai Trii del compositore argentino-tedesco Mauricio Kagel. Il progetto si articola in tre i concerti, di cui due nella stagione corrente (il 4 dicembre 2019 e l’11 marzo 2020) e l’ultimo nell’autunno 2020, nella stagione 2020-2021.
In una recente intervista Enrico Bronzi,  violoncellista della formazione, ha illustrato la nascita del progetto: «Con l’avvicinarsi del duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita, in molti stanno concentrando la loro attenzione su Beethoven. A noi è parso interessante far emergere in questo genio assoluto della musica quegli aspetti che lo legano alla modernità. Va sottolineato che Kagel è autore del film Ludwig Van, del 1970, la cui musica rielabora in maniera originale frammenti beethoveniani. È la testimonianza di un amore profondo e sincero verso il compositore di Bonn».

I Trii per violino, violoncello e pianoforte di Beethoven rivestono una particolare valenza nel suo catalogo. Le prime composizioni a ricevere un numero d’opera furono infatti proprio i Trii con pianoforte op. 1, con i quali il maestro di Bonn si presentava al pubblico come uno spirito nuovo, non solo nelle vesti di virtuoso ma anche di compositore, che abbandona le consuetudini dello stile galante e va oltre le aspettative dei numerosi amatori di Hausmusik che lo consideravano l’erede di Mozart.
Caratterizzato da «uno slancio, una precisione, una partecipazione che consegna al pubblico tutta la vitalità della musica», il Trio di Parma ha scelto di eseguire l’integrale dei Trii beethoveniani non in ordine cronologico, ma combinando vari periodi.

Mercoledì 4 dicembre 2019 ascolteremo le 14 Variazioni in mi bemolle maggiore sopra un tema originale op. 44, composte nel 1800 durante il lungo periodo che separa i Trii op. 1 dai Trii op. 70. In questa pagina il tema è quasi una scommessa: non si tratta infatti di un soggetto classico, dalla personalità musicale ben definita, ma piuttosto di una semplice successione armonica di accordi che i tre strumenti arpeggiano con note staccate a una sola voce. Da questo materiale apparentemente modesto la maestria di Beethoven fa sgorgare 14 Variazioni impressionanti per ricchezza di contenuti melodici e ritmici e di grande godibilità all’ascolto.

Al termine della serata si ascolterà il Trio in re maggiore op. 70 n. 1, composto nel 1808, un anno eccezionale in cui vennero completate sia la Quinta sia la Sesta Sinfonia. Dedicata alla contessa Anne Marie Erdòdy, una delle poche donne davvero influenti nella vita di Beethoven, la pagina è soprannominata Trio “degli spettri” per la presenza di alcuni abbozzi di un’opera sul Macbeth di Shakespeare che rimase solo un progetto.
Un titolo del genere dette il via ad una serie illustre di interpretazioni, da Hoffmann a D’Annunzio, secondo il quale il Trio spinge il cuore «fino al fondo del calice della vita, quello che non ho assaporato ancora e che pregai che fosse tenuto lontano dalle labbra».

Verrà incastonato tra le due pagine beethoveniane il Trio n. 1 di Mauricio Kagel (1931-2008), figura di primo piano dell’avanguardia musicale del secondo Novecento.
L’abbinamento è particolarmente appropriato poiché un tratto permanente della produzione di Kagel fu proprio la riflessione sui “grandi maestri” del passato, come Beethoven, Brahms, Liszt, Stravinskij, Bach, divenuti icone nell’abitudine all’ascolto del grande pubblico.  I Trii con pianoforte mostrano un evidente fascino per «l’esplorazione e la visualizzazione della materia che abbiamo ereditato storicamente. […]» Il compositore si chiedeva infatti: «Come scriverebbero i compositori del passato se fossero vivi oggi? Considerandomi parte di una tradizione musicale continua, non ho mai ha smesso di riflettere su quella domanda e sulle conseguenze che comporta».
Queste pagine presentano caratteristiche apparentemente tradizionali: un’armonia tonale, melodie dal suono familiare, una musicalità esuberante e schietta… ma, sotto la superficie, materiali e modalità di composizione deflagrano e la musica risultante è controversa all’orecchio» poiché scarta continuamente dalla poesia più alta alla dimensione dell’ironia  e della parodia.

Con il concerto del Trio di Parma iniziano idealmente i festeggiamenti per il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven dureranno per tutto l’anno 2020 e vedranno sfilare sul palcoscenico del Conservatorio per la stagione dell’Unione Musicale alcuni dei nomi di primi piano della scena musicale: dal pianista Pietro de Maria (per l’integrale delle Sonata per pianoforte) al duo formato da Francesca Dego e Francesca Leonardi (che proseguirà l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte) fino al duo Nicolas Altstaedt-Alexander Lonquich, per una maratona dedicata alle Sonate per violoncello e pianoforte.

comunicato stampa

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