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Cronaca | 10 dicembre 2016, 07:00

Natale, tempo di vacanze: attenzione però al “monossido di carbonio”

Le raccomandazioni: controllare gli impianti di riscaldamento, non sottovalutare cefalea, nausea, vomito, stanchezza nelle forme lievi, confusione mentale, perdita di coscienza, sopore, coma, convulsioni, ma anche dolore toracico o cardiopalmo. Spesso sono il segnale che qualcosa non va

L'interno di una camera iperbarica

L'interno di una camera iperbarica

Le previsioni parlano di un brusco ritorno al gelo nei primi giorni del 2016. L’ondata di freddo intenso farà inevitabilmente aumentare la necessità di riscaldare le abitazioni e di conseguenza può accrescere anche il rischio – specie nelle residenza di vacanza, dove gli impianti di riscaldamento sono spesso camini o stufe - di esposizione a livelli pericolosi di monossido di carbonio (CO, una sola molecola di ossigeno legata con una di carbonio), il gas killer di questi tempi, incolore, inodore, insapore, non irritante e, proprio per queste ragioni, pericolosissimo.

Ogni anno tante vittime: un quinto sono bambini con meno di 12 anni.

Ogni anno il monossido provoca un totale di circa 400 vittime, di cui il 20% bambini sotto i 12 anni di età. Cifre che ne fanno una delle cause più frequenti di avvelenamento accidentale nei paesi industrializzati. Quello che gli esperti denunciano è una diffusa disattenzione degli utenti: troppo spesso si tende a sottovalutare i pericoli connessi all'avvelenamento da monossido di carbonio e si lesina sull'opera di prevenzione e manutenzione degli impianti che è invece essenziale per evitare il pericolo di asfissia. Le cause principali di spargimenti di gas sono, infatti, da rintracciare nella “cattiva” combustione di carburanti contenenti carbonio: il CO si genera all’interno di impianti di riscaldamento difettosi, installati scorrettamente, o quando vengono utilizzati dispositivi impropri, come i bracieri, o camini mal funzionanti.

Come riconoscere i sintomi da intossicazione.

Particolarmente insidiosa, molto spesso questa sostanza causa morti accidentali senza che le vittime si rendano conto di quel che sta loro succedendo. Ma esistono alcuni segnali cui prestare attenzione, soprattutto quando in presenza di ambienti chiusi. Il monossido di carbonio si forma dalla combustione incompleta per carenza di ossigeno di composti organici come metano, carbone, legname. Le conseguenze di un’intossicazione da CO dipendono dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato e possono essere lievi (cefalea, nausea, vomito, stanchezza) o gravi (confusione mentale, perdita di coscienza, sopore, coma, convulsioni, ma anche dolore toracico o cardiopalmo). Concentrazioni elevate o esposizioni molto prolungate possono essere letali. Occorre pertanto fare molta attenzione ai sintomi, da non confondere con quelli di altre patologie, come intossicazione alimentare o sindrome influenzale: quando si manifestano disturbi di qualunque tipo in un ambiente dove sono presenti processi di combustione o quando si manifestano sintomi in più persone nello stesso ambiente, è importante sospettare la presenza di monossido di carbonio, quindi aerare subito l’ambiente e chiamare i soccorsi. La terapia per gli intossicati è l’ossigenoterapia che, in molti casi, deve essere fatta in camera iperbarica.

Come ci si può proteggere?

Attuando misure preventive e norme di comportamento per mettersi al riparo da uno dei gas più tossici prodotti nelle nostre abitazioni. Per le sue caratteristiche l’ossido di carbonio rappresenta un inquinante molto insidioso, soprattutto nei luoghi chiusi dove si può accumulare in concentrazioni letali. Una volta respirato, il CO si lega all’emoglobina con un’affinità che è 220 volte superiore a quella dell’ossigeno, formando un composto inattivo fisiologicamente che viene chiamato carbossiemoglobina. Questa sostanza, al contrario dell’emoglobina, non è in grado di garantire l’ossigenazione ai tessuti, in particolare al cervello e al cuore. La morte sopravviene pertanto per asfissia. L’effetto del CO risulta maggiore in altitudine, per la ridotta percentuale di ossigeno nell’aria. La verifica del corretto funzionamento e la corretta manutenzione degli apparecchi di combustione presenti nell’abitazione sono la prima misura di prevenzione. Se gli apparecchi sono datati, si consiglia la verifica tutti gli anni, all’inizio della stagione fredda. E’ assolutamente da evitare l’uso di bracieri in locali chiusi. Si trovano, inoltre, in commercio rilevatori di CO che segnalano, con allarmi sonori e luminosi, il superamento di concentrazioni di gas anche abbastanza basse (220 ppm) così da consentire di reagire in tempo. Sono apparecchi che costano poco e possono salvare la vita. Gli esperti hanno anche stilato una lista di “cosa fare e cosa non fare” perché il pericolo non si presenti: prima regola quella di non affidarsi al fai da te nella manutenzione degli apparecchi, ma contattare esclusivamente imprese qualificate. Controllare periodicamente i requisiti di sicurezza dei dispositivi, verificare la pervietà e il tiraggio dei camini, non otturare le prese d’aria e garantire un adeguato apporto di ossigeno nei locali sono gli altri punti fondamentali per una gestione sicura degli impianti.

Che fare in caso di intossicazione?

La prima raccomandazione che i sanitari fanno è quella di non ignorare o sottovalutare primi sintomi, pur se leggeri, in quanto l’esposizione a monossido di carbonio non dà inizialmente segni evidenti. Le persone presenti in un locale chiuso che si va saturando di CO, anche ammesso che sentano che qualcosa di insolito sta succedendo, non hanno sempre la chiarezza di dover reagire perché, purtroppo, i primi segni da intossicazione sono generici (mal testa, affanno, sensazione di vertigini, confusione mentale, disturbi alla vista, a volte nausea e vomito). Tutti disturbi che, nel loro complesso, possono essere associati e ricondotti a diverse e comuni cause, con un non trascurabile rischio di sottovalutazione. Se l’intossicazione è grave, senza un tempestivo intervento medico, si giunge in breve tempo alla morte.

Come sempre in questi casi, è importante conservare il sangue freddo e agire immediatamente. La prima cosa da fare è aprire subito porte e finestre, per non perdere i sensi e poter soccorrere le eventuali vittime. Successivamente bisogna immediatamente portare all’aria aperta (o in locali ventilati) il soggetto colpito, perché la respirazione di aria arricchita di ossigeno aiuta l’eliminazione del CO dalla carbossiemoglobina. Ed avvertire immediatamente il 118: il trattamento di disintossicazione prevede infatti la somministrazione di ossigeno ad alta concentrazione e la cura in camera iperbarica. Interventi impossibili in casa, tanto più senza aiuto.

S.O.

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