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Eventi | 03 maggio 2018, 16:50

Simone Cristicchi porta fuori dai cancelli le parole che erano rimaste chiuse nei manicomi. "C'era tutta un'umanità che aspettava soltanto di essere cantata"

L'artista sarà a Collegno venerdì 4 maggio alle 21 alla Lavanderia a Vapore con lo spettacolo "Lettere da un manicomio", in cui dà voce (e musica) agli scritti dei pazienti della struttura di Volterra

Simone Cristicchi porta fuori dai cancelli le parole che erano rimaste chiuse nei manicomi. "C'era tutta un'umanità che aspettava soltanto di essere cantata"

Quest'anno il programma di iniziative per ricordare l'anniversario della Legge 180 si arricchisce di un artista a tutto tondo, che mette in scena la parte più sensibile e poetica di se stesso. Simone Cristicchi, cantautore vincitore del Festival di Sanremo 2007, si è avvicinato ad una tematica delicata con uno spettacolo cantato e recitato "Intenso ma anche divertente", come lui stesso definisce.

"Lettere da un manicomio" è un ritorno al passato, prima dell'avvento del movimento basagliano, un modo per dar voce alle parole scritte dai degenti del manicomio di San Girolamo a Volterra, messe nero su bianco per non essere mai spedite. Sentimenti, emozioni, preghiere abbandonate, ritrovate solo dopo anni all'interno delle cartelle cliniche dei ricoverati. Ed è a loro che Cristicchi presta la sua voce, analizzando così, in un alternarsi di monologhi e canzoni, il disagio mentale e il cinico distacco che lo circonda.

Sei partito dalla musica, hai vinto Sanremo. Come sei arrivato al teatro?

Ho iniziato nel 2010. Un po' per sfidare me stesso, un po' per migliorarmi e debuttai con un monologo. Questa cosa inizialmente non ha avuto successo di pubblico. Con il tempo, però, è stato proprio questo pubblico, che è cresciuto, che mi ha spinto a continuare e a dedicarmi al teatro.

Hai scritto e diretto lo spettacolo "Lettere da un manicomio". Cosa ti ha spinto a trattare proprio questo tema?

Ciò che mi ha spinto è il ritrovamento di queste lettere nel manicomio di Volterra, messe all'interno delle cartelle cliniche, come se fossero censurate. Non c'era comunicazione. L'idea, che mi è venuta insieme all'attore Tommaso Taddei, è stata quella di dare voce a queste parole, fare un atto di giustizia. Ogni lettera è una vita a sé, alcune sono strazianti, altre esilaranti. C'era tutta una umanità  che aspettava di essere letta e cantata.

Hai già parlato dei manicomi nella tua celebre canzone "Ti regalerò una rosa". Ti è capitato di visitare una di queste strutture?   

Sì, ho fatto un intero documentario dedicato ai manicomi dal titolo "Dall'altra parte del cancello", messo anche su YouTube. E' stato questo che mi ha spinto a scrivere la canzone "Ti regalerò una rosa". Sono stato anche al manicomio di Collegno qualche anno fa.

Mettendo a confronto ciò che hai letto in queste lettere mai inviate e quello che hai visto all'interno delle strutture odierne, secondo te è cambiato qualcosa?

Si, è cambiato, si è diventati più umani. C'è un maggiore calore umano. Ci sono ancora residui manicomiali, proprio perché ci sono pazienti che non hanno parenti, sono soli. Ci sono isole in cui si ripete la dinamica di chiusura.

Delle storie che hai sentito, delle parole che hai letto in queste lettere dei pazienti, ce n'è qualcuna che ti è rimasta particolarmente impressa?

La storia di un ragazzo di 18 anni. Orfano, messo in manicomio sin da bambino dall'età di sei anni, ha scritto una lettera al re Vittorio Emanuele in un italiano perfetto. Nel manicomio non ci finivamo solo i malati di mente. Questo ragazzo, nonostante la situazione drammatica che viveva, aveva imparato a scrivere e a leggere perfettamente.

Quest'anno è il 40ennale della Legge Basaglia. Secondo te perché è importante ricordare?

E' importante perché l'Italia è l'unico paese al mondo che ha chiuso i manicomi. Il metodo Basaglia è studiato in tutto il mondo. Bisogna essere fieri delle cose buone che l'Italia ha fatto. Esiste ancora oggi uno stigma nei confronti del malato di mente e bisogna capire che le persone si ammalano perché soffrono di solitudine. La società crea la loro malattia, li emargina.

Per concludere. Qual è il tuo prossimo progetto?

Ho ricevuto l'incarico di direttore artistico del Teatro Stabile d'Abruzzo, che produrrà il mio prossimo spettacolo. E' una storia che parla di bellezza e di meraviglia, della voglia di tornare bambini e di guardare il mondo con innocenza.

Simone Cristicchi sarà a Collegno venerdì 4 maggio alle ore 21 alla Lavanderia a Vapore, per mettere in scena, insieme a Mercedes Martini, Isabella Salvatori e Tommaso Taddei, "Lettere da un manicomio".

Diana Tassone

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