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Cronaca | 23 gennaio 2020, 07:14

Botti a Capodanno, la resa di Bezzon: “Nessuna sanzione, impossibile contrastare i fuochi d’artificio”

Nessuno a Torino sembra aver rispettato l’ordinanza anti botti. Il risultato? Pochi controlli, nemmeno un verbale redatto e impennata di Pm10. Il comandante dei vigili: “Norma di difficile applicazione”

Botti a Capodanno, la resa di Bezzon: “Nessuna sanzione, impossibile contrastare i fuochi d’artificio”

Capodanno a Torino, come una notte a Baghdad”. Nelle ore successive alla mezzanotte del 31 dicembre, in tanti hanno notato e ironizzato sul fatto che in città nessuno, o quasi, abbia rispettato il regolamento di polizia urbana che vieta l’esplosione di botti e fuochi d’artificio in città.

Ad ammetterlo, su richiesta della consigliera del M5s Chiara Giacosa, è lo stesso comandante della polizia municipale Emiliano Bezzon: “Botti in tutta la città, da piazza Castello alle periferie, dai bambini sino agli adulti. Si è sparato davvero di tutto”. A testimoniare quella che, di fatto, è una violazione del regolamento cittadino, sono i centinaia di video pubblicati sui social network da cittadini indignati, molto spesso proprietari di animali o persone con problemi di salute. Residenti a Torino che speravano di vivere una serata tranquilla, anche grazie a un regolamento, ma che si sono ritrovati ad avere a che fare con un Capodanno a dir poco “esplosivo”.


 C’è di più: secondo i dati Arpa, la concentrazione dei Pm10 tra il 28 dicembre e i primi giorni di gennaio è notevolmente aumentata, con il picco proprio l’1 gennaio. Facile quindi pensare che la causa siano proprio le tante esplosioni di materiale pirotecnico. “Alla stazione Rubino c’è stato persino un raddoppio dei valori” denuncia Federico Mensio. “Serve fare di più nei controlli pre evento” spiega il consigliere del M5s.

Nonostante Torino sia stata una delle prime città d’Italia a vietare i botti a Capodanno, da Bezzon arrivano però segnali di resa: “Non abbiamo fatto nemmeno una multa. Non si può contrastare in essere questo fenomeno, per due motivi: la polizia municipale quella sera ha priorità differenti come la gestione degli eventi e della sicurezza stradale post mezzanotte. Va considerata poi la disparità delle forze in campo: un centinaio di agenti non possono controllare simultaneamente decine di migliaia di persone che su tutto il territorio sparano i botti”. Il risultato? Pochi controlli e zero multe. Nella notte di Capodanno non è stato redatto nemmeno un verbale.

I problemi sono molteplici” spiega Bezzon. “A chi attribuiamo la responsabilità dell’esplosione di un petardo, se arriviamo e cogliamo sul fatto un gruppo di 20 persone?”. Da qui l’idea del consigliere Massimo Giovara: “Si pensi a punire anche chi assiste, come in occasione del Daspo urbano o per lo stupro di gruppo”. Più cauto, ma comunque determinato porre fine al problema Damiano Carretto (M5s): “Molti cittadini non sono consapevoli del divieto, è un problema culturale. Va fatta una campagna informativa abbinata alla repressione”.

Delusa, ma determinata ad andare avanti in questa battaglia, Chiara Giacosa (M5s): “Ho voluto ampliare il discorso, non si sapeva quante multe erano state fatte. Purtroppo zero, ma capisco le difficoltà”. “Di certo - conclude la consigliera pentastellata - non mi arrendo. Il prossimo anno rifaremo la campagna informativa, speriamo sia più lunga e incisiva. Ma dipenderà molto dai costi”.

Federica Scanderebech (Rinascita Torino), dal canto suo, non comprende quale sia la posizione della Giunta: “Che non ci sia una linea univoca della maggioranza e della Giunta è evidente dal momento in cui la giunta stia vagliando l’ipotesi dei fuochi a San Giovanni e addirittura una componente della maggioranza arrivi a minacciare di abbandonarla"

Polemico Aldo Curatella, del gruppo Misto di minoranza: “Non è chiaro quale sia la direzione politica che si intenda percorrere per limitare il più possibile tale fenomeno. L'unica certezza è  che la Giunta risulta assente ma si limita ad annunciare ovunque sanzioni per chi spara botti a Torino ma di fatto non ci sono risorse per attuare tale azione”.

Andrea Parisotto

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