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Cronaca | 08 aprile 2020, 07:13

Coronavirus, la stretta dell'e-commerce soffoca ancora di più il commercio tradizionale

Coppa (Ascom): "Mentre i nostri negozi sono chiusi, la corsa delle grandi piattaforme continua. La politica ci dia aiuti concreti e aumenti la tassazione per i colossi del Web". Numeri in calo verticale, si salvano solo alimentare e farmacie

Coronavirus, la stretta dell'e-commerce soffoca ancora di più il commercio tradizionale

Un punto di Pil se si riparte a giugno, ma si potrebbe arrivare a tre punti di Pil se l'orizzonte temprale dovesse spostarsi a ottobre. L'effetto Coronavirus sul giro d'affari dei commercianti rischia di essere dolorosissimo, secondo gli esperti dell'ufficio studi di Confcommercio. E a soffrire di più, a Torino e in Piemonte, sarebbero il turismo, la ricettività e la somministrazione.

Come anticipato nelle scorse ore, il "colpo" che potrebbe subire il giro d'affari a livello torinese e regionale oscilla da 806 milioni di euro (e 1 miliardo e 470 milioni per il Piemonte) nell'ipotesi più ottimistica, spingendosi in autunno a 2 miliardi e 315 milioni nel capoluogo e provincia e fino a 4 miliardi e 225 milioni a livello regionale. Cifre da far tremare i polsi, per Ascom, che a livello di settori quantifica in un crollo verticale di fatturato (dal 50 al 75%) per i comparti più a contatto con il pubblico, ma con punte del 90% per le guide turistiche, le agenzie viaggi e il comparto dedicato all’organizzazione degli eventi. L’Abbigliamento è l’altro settore in grave sofferenza, che sconta oltre alla crisi dei consumi le modalità di acquisto delle collezioni. 

“I nostri dati segnano la profonda sofferenza economica che ha travolto le piccole e medie imprese  del Terziario torinese,  con punte estremamente negative per quanto rigurda il settore del Turismo, la Somministrazione e l’Abbigliamento, mentre continua la corsa delle grandi piattaforme dedicate all’e-commerce – dichiara Maria Luisa Coppa presidente Ascom Confcommercio Torino e provincia e Confcommercio Piemonte -. Alla politica chiedo immediati e concreti  interventi di sostegno alle nostre imprese, in materia di liquidità con finanziamenti a fondo perduto, credito, sburocratizzazione e provvedimenti di velocizzazione per pagamenti e cassa integrazione per i dipendenti delle imprese. E’ necessario che si intervenga anche sui giganti del web aumentandone la tassazione. Ai torinesi chiedo di osservare attentamente le prescrizioni di  distanziamento sociale. Stiamo a casa: prima si risolverà l'emergenza sanitaria prima potrà riprendersi l'economia e i nostri operatori potranno tornare ad offrire alla clientela l'accoglienza e la professionalità adeguata".

Analizzando settore per settore (nello scenario di una riapertura progressiva già entro il primo semestre del 2020), le stime regalano cifre davvero complesse. Vediamole nel dettaglio:


TURISMO
"Il comparto, senza interventi immediati ed efficaci il settore rischia un fortissimo ridimensionamento", dicono da Ascom:

Turismo d’affari -90% con disdette per alberghi ed eventi anche per autunno Preoccupazione per nuove modalità di riunione

Strutture ricettive  -75% Stimata perdita di un milione di euro al giorno nel periodo della chiusura

Guide turistiche -80% Eventi cancellati fino all’autunno, alto rischio di chiusura (50% degli operatori) 

Organizzatori di eventi -90% Disdette eventi fino all’autunno compreso. 

Taxisti -50% Annullata clientela legata ad eventi primavera e autunno

Agenzie di viaggio -90% Disdette e crollo prenotazioni. Difficoltà finanziarie per questione rimborsi   

Alto rischio di chiusura dal 50 al 70% delle imprese.

SOMMINISTRAZIONE
In questo caso la preoccupazione è ancora più forte, visto che si tratta di uno dei settori che potranno riaprire più tardi 

Bar -60%

Bar in prossimità di scuole grandi uffici e luoghi di aggregazione -65% con il 30%  aziende a rischio chiusura 

Bar di intrattenimento serale -55% Per la movida si ipotizza slittamento riapertura dopo altri comparti anche del settore bar 

Ristoranti a vocazione turistica -70% Assenza di turisti. Ipotesi con riapertura da maggio

Ristoranti -60%

Discoteche -75% e un 30% a rischio chiusura, con una perdita economica di 700mila euro a settimana, aziende normalmente chiuse nella stagione estiva.     

Pasticcieri -60%

EXTRA- ALIMENTARE

Abbigliamento -65% La situazione del settore risente pesantemente delle modalità di acquisto delle collezioni: l’intera stagione primavera estate rimane nei magazzini, invenduta. Le aziende stanno ricevendo le collezioni autunno-inverno senza avere la liquidità per pagarle. Il 30 -40% delle aziende a rischio chiusura 

Gioielli e accessori -50% 30%  aziende a rischio chiusura, in un settore già in crisi

Fioristi -50% Durante le principali scadenze di calendario le attività sono state chiuse

Parrucchieri ed estetisti -60%

Impianti sportivi -60% Attività che risentirranno molto delle limitazioni tra le persone 

Scuole private di lingua, sia di affari, che di istruzione -80% L’intero settore è a rischio chiusura; le iscrizioni per il nuovo anno vengono effettuate in primavera 

Benzinai -45% Fortemente penalizzati dalle limitazioni del traffico, anche nella prospettiva per l’estate

COMMERCIO AMBULANTE

Non alimentare -60%

Alimentare -10% Il dato - di un settore che comunque ha lavorato - risente di difficoltà di approvvigionamento e di restrizioni nell’operatività, previste per almeno 4 mesi, con una criticità legata all’aumento dei prezzi del produttore. 


SERVIZI

Servizi alle Imprese -30% La stima è direttamente influenzata dalle prospettive di tutte le imprese destinatarie dei servizi e dalla loro permanenza sul mercato;. I principali elementi di criticità sono legati agli aspetti finanziari e di liquidità.

Agenti rappresentanti -50% Criticità più forti: mancato coordinamento delle filiere e restrizioni negli spostamenti

Agenzie immobiliari -30% Vendite trasferite online con cambi dei modelli di business

Consegne a domicilio delle attività aperte: circa il 50% degli Operatori ha attivato questo servizio. Nelle attività chiuse, anche in relazione alla poca chiarezza e ai rischi di sanzione, la percentuale di aziende con servizio di consegna a domicilio si attesta sul 20%.

Ad un anno dalla riapertura delle attività, a meno di piani massicci di ricostruzione economica del tessuto imprenditoriale torinese, le stime su base provinciale sono le seguenti:

• pubblici esercizi e somministrazione -30%

• start up, avviate nei dodici mesi precedenti l’emergenza: -50%

• abbigliamento -20%

• filiera del turismo: -30%


IN CONTROTENDENZA
In mezzo a tanti settori che soffrono pesantemente la crisi, ci sono ovviamente quelli che patiscono di meno, perché coinvolti direttamente nella gestione dell'emergenza da contagio da Covid-19

FARMACIE e articoli SANITARI +25% Nonostante la difficoltà nel reperimento dei DPI

Igiene della persona e della casa +20%

COMMERCIO ALIMENTARE

Supermercati +25%

Dettaglio alimentare +20%

Gastronomie e piccoli alimentari +15%, seppure con restrizioni e difficoltà interpretative nelle possibilità di apertura

redazione

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