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Cronaca | 21 aprile 2020, 08:12

La crisi sia un’occasione per un un mondo più pulito, civile e gentile.

Arriva la lettera dei promotori del Manifesto d’Assisi agli otre 3000 firmatari tra cui numerose associazioni e tanti esponenti del mondo politico, economico, accademico ed in generale culturale del Piemonte

La crisi sia un’occasione per un un mondo più pulito, civile e gentile.

Mentre l’emergenza Covid paralizza il Paese, cresce sempre più la voglia di ricominciare e di ripartire senza però dimenticare l’importante lezione che questa pandemia, giorno dopo giorno continua ad impartirci. È quanto emerge dalla lettera che Realacci, Presidente della Fondazione Symbola, promotrice di sostenibilità ed innovazione, invia con i promotori, agli oltre 3000 firmatari del Manifesto di Assisi. Il documento, redatto per sostenere lo sviluppo di un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica, era stato sottoscritto oltre che da Realacci, anche da Vincenzo Boccia Presidente Confindustria, da Ettore Prandini Presidente Coldiretti, da Francesco Storace Amministrazione delegato Gruppo Enel, da Mauro Gambetti Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, da Catia Bastioli Amministratore delegato Novamont e da Enzo Fortunato Direttore Rivista San Francesco. Tra i firmatari compaiono Pedrini, Presidente di Sloow Food e numerosi altri piemontesi e torinesi, sia privati cittadini che esponenti del mondo politico, economico, accademico ed in generale culturale della nostra Regione.

La lettera ribadisce l’importanza della collaborazione e della solidarietà, sottolineando l’importanza di un impegno condiviso perché come più volte ribadito dal Pontefice “nessuno si salva da solo” e di conseguenza nessuno può essere lasciato indietro.

Sicuramente, si legge ancora nel documento, dall’esperienza del coronavirus è apparsa evidente la necessità di non dimenticare “la centralità della sanità e della ricerca, la necessità di rafforzare alcune politiche pubbliche, la rivalutazione del sistema agroalimentare e della distribuzione, il ruolo che possono svolgere lo smart-working e la formazione a distanza anche in futuro, l’importanza sia ora sia ancora più nell’avvenire del buon funzionamento delle infrastrutture basilari che reggono la vita di tutti i giorni anche in situazioni di emergenza”.

Perché questa nuova consapevolezza non cada nell’oblio sarà indispensabile, al momento della ripresa, orientare gli sforzi della collettività per imboccare una strada nuova, perché come ha affermato Papa Francesco nella sua coraggiosa Enciclica Laudato sì, “non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia”. L’emergenza del resto, ha già dimostrato la capacità di parti importanti della società, delle istituzioni, delle imprese e dei saperi di mobilitarsi in uno sforzo comune capace di condurre il nostro Paese verso un modello di sviluppo diverso e migliore. Affinchè ciò possa realizzarsi, si apprende ancora dalla missiva, “servono valori e culture, empatia e tecnologia. Servono le risorse delle persone e delle imprese… e una valorizzazione delle istituzioni locali a partire dai piccoli comuni”. Un ruolo di primissimo piano spetterà infine allo Stato che dovrà tendere ad “una rapida e massiccia opera di semplificazione e sburocratizzazione” volta ad esempio, a promuovere il settore della riqualificazione edilizia e urbana attraverso strumenti come ecobonus, sismabonus e bonus verde che già “muovono molte risorse e producono centinaia di migliaia di posti di lavoro, riducendo inquinamento e bollette e rendendo più belle e sicure le nostre città”. Altro settore sul quale puntare dovrà essere quello delle fonti rinnovabili capace anch’esso di incidere in modo significativo sul fronte occupazionale e di offrire un contributo determinante nell’affrontare la crisi climatica.

 

Maria La Calce

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