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Estate 2020 ad Abano Terme: intervista al sindaco Federico Barbierato

Salute e natura, cultura ed enogastronomia: sono questi i pilastri della proposta a "Km 0" del Comune di Abano Terme per l'estate 2020. Che tipo di vacanza verrà offerta? Come verranno accolti i turisti? Ne parliamo con il sindaco, Federico Barbierato

Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Cronaca | 26 maggio 2020, 08:19

Anche i laboratori abusivi si "riconvertono": la polizia scopre un centro illegale per produrre mascherine

Al suo interno, oltre al titolare di 45 anni e il figlio 18enne, anche 16 lavoratori in nero. Gli unici tre dipendenti regolari erano assenti al momento del blitz nel capannone di corso Vercelli

Anche i laboratori abusivi si "riconvertono": la polizia scopre un centro illegale per produrre mascherine

Come molte attività imprenditoriali, anche i laboratori abusivi stanno riconvertendo la loro produzione per speculare sull’attuale emergenza sanitaria. Proprio come il laboratorio che è stato scoperto dalla Polizia in corso Vercelli: una maglieria con tre dipendenti regolarmente assunti che - insieme ad altri 16 lavoratori in nero - si era data alla produzione di camici monouso e mascherine su una superficie di oltre 1000 metri quadri.


Gli agenti sono arrivati a loro mentre stavano effettuando alcuni controlli per contrastare il lavoro irregolare e per la verifica del rispetto delle norme in piena emergenza Covid. Invece, davanti ai loro occhi, si sono ritrovati con operai di nazionalità cinese intenti a confezionare camici e kit monouso insieme al titolare dell’attività, un cittadino cinese di 45 anni e il figlio diciottenne. Un'organizzazione perfetta, benché al di fuori della legge: tante le postazioni di lavoro con macchine da cucire, tagliatrici, bottonatrici, stiratrici dove lavoravano incessantemente gli operai. Il tutto era in conto lavorazione per una ditta di Cuneo che aveva fornito la materia prima per la realizzazione dei kit. 

I tre dipendenti regolarmente assunti non erano presenti mentre alcuni tra i 16 operai in nero, provenienti dal Milanese, erano stati chiamati proprio per rispondere all’eccezionale richiesta di camici e mascherine. Due di loro erano inoltre privi del permesso di soggiorno in Italia. Gravi carenze, poi, riguardavano gli ambienti di lavoro. 

Per il cittadino cinese di 45 anni, già noto per violazioni sulla normativa a tutela del lavoro, è scattata la denuncia per omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro; per aver occupato alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto; per omissione della valutazione dei rischi e l'adozione del relativo documento e infine per non aver provveduto alla salute e sicurezza del luogo di lavoro.

redazione

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