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Scuola e formazione | 14 settembre 2020, 10:20

Il viaggio in bus, le mascherine e il distanziamento: niente festa per il primo giorno di lezioni al liceo Regina Margherita

Pullman lontani dall'80 per cento della capienza (i cartelli parlano ancora di 60), qualche studente non usa i dispositivi di sicurezza prima di entrare, poi arrivano alla spicciolata gli insegnanti per l'appello. E i genitori restano fuori a guardare

Il viaggio in bus, le mascherine e il distanziamento: niente festa per il primo giorno di lezioni al liceo Regina Margherita

Il primo giorno di scuola, da sempre, è una festa. Specialmente per i bambini e i ragazzi delle prime, che iniziano un nuovo percorso o 'salgono di grado'.

Quest'anno, però, il coronavirus ha cambiato tutto e così la ripartenza, a sette mesi dalle ultime lezioni in presenza, ha avuto un sapore strano, diverso, molto meno partecipato. Per gli allievi delle prime del liceo Regina Margherita di Torino, nella succursale di via Casana, l'appuntamento era alle 9.30 all'esterno dell'istituto.

Per chi deve arrivarci in pullman, c'è prima di tutto da affrontare un viaggio in bus cui non si era abituati, avendo la scuola media vicina a casa e raggiungibile a piedi. Sui mezzi pubblici non c'è alcun tipo di assembramento, anche se l'ingresso a scuola in un orario ritardato rispetto a quello che diventerà normale tra qualche giorno, ha indubbiamente aiutato.

La capienza è stata portata all'80 per cento, ma sui bus i cartelli non sono stati aggiornati e parlano ancora del 60. Di sicuro tutti stanno a debita distanza, chissà se sarà così tra una settimana e in orari più trafficati, di prima mattina.

Poi l'arrivo a scuola, dove chi era già compagno delle medie e si è ritrovato con un amico che già conosce, non ha mantenuto le distanze e talvolta neppure ha indossato la mascherina, ma nel complesso sono la maggioranza coloro che hanno il giusto rispetto delle regole.  I genitori sono accanto ai figli, poi arrivano alla spicciolata gli insegnanti e, una classe alla volta, procedono all'appello e invitano i ragazzi ad entrare, mantenendo il metro di distanza. E qui nessuno sgarra, tutti hanno le mascherine.

I professori ricordano subito ai ragazzi se hanno portato la certificato dei genitori sullo stato di salute e la temperatura: non tutti ne sono provvisti ed l'ora viene spiegato che, prima di entrare, verrà misurata la temperatura. Ma questo accade ormai fuori dalla portata visiva dei genitori. Un veloce saluto da lontano e gli studenti si avviano all'ingresso.

In passato i papà e le mamma sarebbero entrati con loro, avrebbero fatto foto e video dentro le classi, abbracciato e baciato i propri figli. Il coronavirus obbliga ad un in bocca al lupo a distanza, per quest'anno va così.

Massimo De Marzi

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