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Economia e lavoro | 23 settembre 2020, 07:07

Il lockdown nella borsa della spesa dei torinesi: priorità a cibo e bollette, ma non tutti sono riusciti a risparmiare

L'indagine della Camera di Commercio di Torino evidenza cali di reddito e sofferenze. Gallina: "Tendenze già in essere prima del Covid, bisogna fare attenzione"

Il lockdown nella borsa della spesa dei torinesi: priorità a cibo e bollette, ma non tutti sono riusciti a risparmiare

"Dal lockdown le famiglie, che hanno una minore disponibilità di spesa, potrebbero aver assimilato bisogni e abitudini diverse rispetto al passato. Ci sono però fenomeni di impoverimento e di difficoltà che erano anche precedenti al Covid, cui invece si tende a dare la colpa di tutto". Così il presidente Dario Gallina commenta l'indagine della Camera di Commercio di Torino sui comportamenti dei torinesi quando si tratta di comprare, nel corso del primo semestre del 2020.

Cifre che rispecchiano in maniera fedele l'emergenza senza precedenti che ha investito (anche) la nostra città. Si è speso meno, ci si è concentrati su cibo e cura della casa, ma i risparmi (così come il reddito) scarseggiano.

Meno soldi in tasca, ci si dedica all'essenziale
Scorrendo le cifre, infatti, si scopre che il budget è stato di 2.363 euro tra gennaio e giugno, in calo del 6.5% rispetto al primo semestre del 2019 e allineandosi addirittura ai livelli del 2015. Un crollo che non è legato alle spese alimentari, cresciute anche nei primi sei mesi dell'anno (arrivando al 17% del totale di quanto speso dalle famiglie), quanto piuttosto alle spese non alimentari, arrivando a livelli inferiori addirittura a quelli del 2015.

Il 72,5% delle famiglie (la stragrande maggioranza, dunque) dice di aver speso di meno e se per il 72% sono mancate le occasioni di spesa, essendo rimasti a lungo chiusi in casa, circa il 20% ammette di aver avuto meno risorse, mentre il 15% ha voluto risparmiare per fare fronte al futuro. Addirittura il 34,4% ha dovuto addirittura intaccare i risparmi famigliari per fare fronte alle necessità di tutti i giorni. Circa il 22% ha invece sfruttato le agevolazioni previste dal Governo.

Parola d'ordine: riempire la dispensa e pagare le bollette
Per quanto riguarda il cibo, le famiglie torinesi hanno speso in media 405 euro, con una crescita dell'1% rispetto a un anno fa e con una particolare impennata del cibo da asporto (+40% per arrivare a pesare il 5,2% della spesa alimentare nel suo insieme) altro sintomo evidente di abitudini e formule un tempo sconosciute e poi diventate di strettissima attualità con il lockdown.
Come detto, però, sono le spese non alimentari a essere scese, addirittura sotto la soglia psicologia dei 2000 euro (1958 euro per la precisione, in discesa del 7,8%).

La casa, utenze domestiche comprese, sono ovviamente cresciute, visto che il lockdown ha costretto tra le quattro mura domestiche moltissime persone: +23 euro, soprattutto per le bollette e i consumi in crescita. Sono le altre voci a calare in maniera sistematica. Le vacanze (-43 euro), i pasti fuori casa (-40 euro), ma purtroppo anche le visite mediche (scese di 34 euro). Ovviamente in flessione anche le spese per il tempo libero (-28 euro), così come i trasporti.

Chi risparmia e chi ci prova
Sul fronte del risparmio, le famiglie torinesi hanno accantonato una quota che è crollata al 3,5% (era il 6,2% un anno fa), ma il trend era già in calo a partire dalla fine del 2018. Coloro che sono riusciti a mettere qualcosa da parte, soprattutto, sono stati i single e le famiglie senza figli. Quasi il 27% delle famiglie ha dichiarato di avere accusato un calo del reddito rispetto a un anno fa.

Le (nuove) abitudini
Tra i luoghi preferiti per fare spese, infine, le famiglie nel primo semestre 2020 indicano i supermercati (quasi 45%) e poi i negozi di vicinato (21,5%). Spicca inevitabilmente la crescita degli acquisti online: un 4,8% che sale però addirittura all'11,5% per i beni non alimentari.

Per il futuro, le famiglie nella loro totalità dichiarano di voler limitare gli sprechi alimentari, mentre vorranno privilegiare i prodotti italiani (98,8%). Oltre il 60% si impegna a comprare presso i negozi di vicinato e non nella GDO per sostenere il territorio. Solo il 13% prevede di continuare a fare la spesa alimentare via web.

Massimiliano Sciullo

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