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Attualità | 02 ottobre 2020, 17:37

Lettera aperta tra i banchi di scuola: "Problemi con mensa, mascherine e suddivisione delle classi"

Lettera aperta all'ufficio scolastico regionale, Comune e Regione da parte di buona parte dei genitori dei bimbi che frequentano l'elementare di via Sidoli: "Una scuola che non sa mettere al centro i bisogni dei bambini"

immagine di repertorio

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Con una lettera indirizzata al direttore dell'ufficio scolastico regionale Fabrizio Manca, al Provveditore agli studi di Torino Tecla Riverso e, per conoscenza, all'assessore regionale all'Istruzione, Elena Chiorino, e a quello comunale, Antonietta Di Martino, alcuni genitori dei bambini che frequentano la scuola elementare di via Sidoli (ex Dogliotti) di Torino lamentano problemi e disservizi a tre settimane dall'inizio dell'anno scolastico.

"Sappiamo tutti che quelli appena trascorsi sono stati mesi complicatissimi, forse unici nella storia recente del nostro Paese. E siamo consapevoli degli sforzi e delle difficoltà a fronte delle procedure per la rimessa in moto del meccanismo scolastico. Proprio per questo, ci eravamo preparati all’inizio delle lezioni con una buona dose di pazienza e disponibilità, consci che sarebbe servito qualche tempo per tornare a una qualche forma di “normalità”. Quel che sta accadendo però presso la nostra scuola, esce dai canoni di quell’emergenza che accomuna tutti gli istituti italiani. Siamo infatti arrivati alla fine della terza settimana di lezioni e i problemi aperti sono ancora enormi, ma soprattutto ben lontani dall’essere risolti e con una disponibilità al dialogo e al confronto da parte della dirigenza scolastica pressoché nulla. Anzi, potremmo descriverla come un muro alzato nei confronti dei genitori".

La mensa che non parte
"La situazione più eclatante riguarda senza dubbio la mensa e – di conseguenza – la possibilità di effettuare il tempo pieno. Al momento, alla luce dell’ultimo avviso pubblicato sui diari dei nostri figli, non c’è alcuna certezza sulla data di partenza del servizio. La spiegazione che viene fornita è la mancanza di candidati in risposta alle necessità della scuola per assicurare l’assistenza necessaria: tutti avrebbero rifiutato l’incarico".

"Ci chiediamo come sia possibile che questo capiti solo da noi, visto che nella stragrande maggioranza degli istituti torinesi la mensa è già avviata da almeno una settimana. Solo noi siamo così “sfortunati”? O forse qualcosa si è inceppato nelle modalità (e magari nei tempi) di reclutamento del personale?
Intanto, l’orario resta quello di partenza: 8.10-12.10 (con sfasatura di qualche minuto a seconda delle classi) e con difficoltà sempre più grandi da parte dei genitori e delle famiglie per gestire i tempi della vita privata con quella lavorativa".

Mascherine
"Un altro aspetto che aumenta il nostro sconforto riguarda la gestione delle mascherine. Consegnate (secondo quanto riferisce il sito del MIUR) in ampia dotazione e nei tempi previsti, sono state consegnate ai bambini soltanto nella giornata di martedì 29 settembre, peraltro a seguito di sollecitazioni da parte di noi genitori".

I "maestri Covid" e la divisione delle classi
"Accanto a quanto esposto finora, un altro aspetto non meno rilevante riguarda quelli che ci sono stati definiti come “insegnanti Covid”: corpo docente in supporto di quello già presente a scuola (dove peraltro non mancano i “buchi”, in alcune classi) che però, per essere assegnati, richiedono la suddivisione delle classi esistenti con la creazione di una nuova, terza sezione. Lungi da noi il criticare questo tipo di decisione – se si parla della salute dei nostri figli, ogni cosa passa in secondo piano – ci chiediamo però a questo punto se sussistano le condizioni attuali per fare lezione, visto che i bimbi vanno a scuola, anche se a orario ridotto, dal 14 settembre scorso".

"Ci è stato detto di sì, ma a questo punto non capiamo l’esigenza di ulteriori docenti “covid”. E soprattutto non cogliamo l’ineluttabilità della divisione delle classi, visto che altrove – ci è stato raccontato da altre dirigenti scolastiche – si sono scelte altre strade come progetti ad hoc e altro. Non siamo specialisti del mestiere, ma è facile immaginare che – soprattutto per i bimbi degli ultimi anni – dopo le difficoltà di anni trascorsi con numerose supplenti al posto delle maestre di ruolo e il trauma del lockdown (con didattica a distanza e separazione forzata dall’ambiente scolastico e dai compagni, oltre che dalle maestre), una divisione in nuove classi possa ulteriormente aggravare la situazione".

"Peraltro, in un primo momento, la suddivisione delle classi ci è stata sottoposta (in presenza, durante una riunione con i genitori) tramite un sorteggio. Come la lotteria di Capodanno. Un sorteggio peraltro falsato dall’assenza di alcuni nomi tra i bigliettini usati per l’estrazione, estrazione che poi è stata definita “provvisoria” o “di prova”. Ma soprattutto, a fronte delle proteste che sono montate nei giorni successivi (da parte di singoli genitori e di interi gruppi-classe tramite i loro portavoce, i rappresentanti dei genitori), ecco che alla sostanza si è aggiunta anche la forma: la scuola, nella persona della dirigenza, si è trincerata dietro un totale silenzio, sottraendosi a qualunque richiesta di confronto e di riunione".

"Successive comunicazioni (arrivate in busta chiusa tramite i diari dei bambini e prima sul sito Web della scuola) hanno semplicemente formalizzato che la divisione si sarebbe effettuata. E che le classi coinvolte (in un primo momento doveva toccare alle seconde e alle quinte) sarebbero state anche le terze e le quarte. Il tutto senza una riga di spiegazione, né un momento di confronto e di discussione. E soprattutto, la divisione avverrà al momento della nomina e dell’arrivo di questi fantomatici insegnanti Covid, dunque ad anno scolastico ampiamente avviato. E con la precisazione che sarà solo per questo anno scolastico. Come a dire che non è necessario investire troppo su questo anno scolastico perché tanto è un assetto provvisorio, destinato a finire anche in caso di buon esito".

"A rendere il tutto ancora più grottesco, nessuno a scuola si è degnato di comunicarlo ai ragazzi, ma ci sono state inviate delle lettere in busta chiusa con la raccomandazione ai bambini di “non aprirlo per strada, ma solo a casa con la famiglia”, delegando ancora una volta un dovere che invece spetterebbe a chi si occupa degli aspetti didattici e formativi dei nostri figli. Tutto questo, sommato e nel giro di così pochi giorni, sta esaurendo la pazienza e sta facendo aumentare la preoccupazione di noi genitori. La situazione è di per sé drammatica, ma di certo una gestione di questo genere da parte della dirigenza non aiuta a risolvere i problemi, né a creare un clima costruttivo di condivisione".

"Non avendo avuto alcun riscontro dalla dirigenza nei nostri tentativi precedenti, ci rivolgiamo dunque a voi, perché si possa in qualche maniera intervenire in una situazione che giorno dopo giorno si fa più problematica per noi genitori e, temiamo, per i bambini. A malincuore scopriamo una scuola che non sa mettere al centro i bisogni dei bambini".

"Nella prima parte della pandemia abbiamo avuto tutti l'amara consapevolezza che coloro che più hanno pagato son stati proprio gli alunni, soprattutto delle scuola primaria. E noi famiglie abbiamo cercato di sostenere la didattica a distanza, di assolvere ruoli che non ci competono, di collaborare con l'istituzione scolastica per poter offrire ai nostri figli una idea di scuola positiva, che riesce a reinventarsi durante una grande crisi. Ogni famiglia ha cercato di offrire ai propri figli un'estate all'aria aperta e in movimento per recuperare i mesi di lockdown e per prepararsi alle opzioni che la scuola stava costruendo per la ripartenza settembrina".

Nulla si è mosso
"Nel caso specifico, ci rendiamo conto invece che nulla si è mosso, a differenza di altre scuole, nella nostra non ci si è adoperati per creare diversi scenari che avessero in primo piano gli alunni e le loro famiglie, sembra che queste riflessioni abbiano preso avvio solo dal primo settembre. Considerazioni anche ingenue peraltro. La mancanza di personale scolastico non è certo una novità così come i tempi delle nomine degli insegnanti o la carenza di spazi a disposizione".

"Mettendo da parte la delusione e la rabbia, è doveroso porsi delle domande sul significato e valore della scuola. Anni in cui si è lavorato sul tema dell'inclusione scolastica, sull'educazione emotiva, sulla diminuzione delle diseguaglianze sociale, buttati al vento. Non esiste apprendimento senza relazione, questo ormai ha evidenze scientifiche in ogni parte del pianeta. Il gruppo classe costituisce luogo privilegiato per le relazioni los viluppo e l'insegnante ha l'importante funzione, dopo aver imparato a conoscere gli alunni, di condurli in quella che Vygotskij chiama “Zona di sviluppo prossimale”, spazio in cui si potenzia l'apprendimento grazie ad un adulto significativo".

"Si potrebbero citare moltissimi riferimenti teorici ma ciò che più preme e sottolineare che nulla di tutto ciò è stato fatto da chi ha il mandato istituzionale di occuparsi della crescita e dell'apprendimento dei nostri figli, del benessere bio-psico-sociale dei bambini. Una regressione senza pari, alunni trattati come numeri, tutti allo stesso modo, non si è tenuto conto che, per molti di loro, che presentavano fragilità pre pandemia, la perdita del gruppo di coetanei e insegnanti aggraverà ulteriormente la loro posizione con conseguenze poco rassicuranti".

"La scuola ha il prezioso compito di offrire apprendimenti e competenze e di diventare un fattore di protezione rispetto agli eventi della vita. Ma come fare quando è la scuola l'elemento critico?", conclude la lettera.

redazione

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