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Attualità | 12 dicembre 2020, 07:30

Un punto a favore di Diana

OsservaTorino, un punto di vista su cosa accade in città fornito da Domenico Beccaria. L'argomento di oggi? La stagione venatoria

Un punto a favore di Diana

Una mossa decisiva, quella effettuata dalla Regione Piemonte, nella spigolosa partita tra cacciatori ed ambientalisti sullo svolgimento della stagione venatoria 2020/21. La Regione, non solo ribadisce che lo svolgimento regolare della stagione venatoria è una condizione di necessita ed interesse pubblico, per la limitazione dei danni agricoli e la prevenzione degli incidenti stradali, ma afferma che gli spostamenti anche al di fuori del proprio comune di residenza, sono ammessi e rilancia, offrendo la possibilità di recuperare le giornate perse a novembre, nel mese di gennaio.

Quest’ultima concessione, a onor del vero, risarcirà solo i cacciatori i cui ATC e CA avevano previsto di effettuare la caccia al cinghiale nel primo periodo concesso, ovvero da metà settembre all’antivigilia di Natale, mentre quelli che avevano scelto il secondo periodo, ovvero da inizio novembre a fine gennaio, non beneficeranno di questo prolungamento del calendario venatorio, in quanto per loro la fine era già prevista al 30 gennaio. Va ricordato che quella di inizio novembre, non era stata una chiusura della caccia, ma una sospensione di tutta una serie di attività, per contrastare il ritorno di fiamma del covid.

Esultanza da parte del mondo agricolo, che mai come quest’anno, con il covid a tenere gli umani a casa e gli animali a rioccupare spazi che non erano più di loro frequentazione, avevano visto crescere i danni alle colture. Anche i cacciatori festeggiano, perché hanno sempre percepito le limitazioni alla caccia come una vessazione ai loro danni, visto che la caccia, anche quella svolta in maniera collettiva, come le battute al cinghiale, prevede ampi spazi tra i partecipanti, con assoluto rispetto del distanziamento sociale. A rischio, semmai, possono essere le cene post battuta, ma quelle ricadono sotto la ristorazione, non la caccia. Molto meno bene, anzi male, l’hanno presa le associazioni ambientaliste ed i partiti di opposizione in Regione, da sempre vicini alle loro istanze. Da inizio stagione venatoria, ci sono sempre state pressioni, da parte degli ambientalisti, che nelle norme anti covid hanno visto un facile grimaldello per scardinare il calendario venatorio e richiedere chiusure, anche immotivate, dell’attività venatoria.

In un primo tempo, i favori del risultato parevano loro arridere, col governo centrale che nelle sue disposizioni era stato volutamente sfumato sulla questione caccia, lasciando nell’incertezza le istituzioni regionali ed i praticanti. Poi, anche stimolati da associazioni agricole e venatorie, i vertici regionali hanno preso in mano il pallino del gioco ed hanno disposto la fine dell’interruzione temporanea. Il dibattito, a Palazzo Lascaris, si è infiammato, con il centrodestra a difendere le ragioni di cacciatori ed agricoltori, mentre la sinistra si è schierata, anche se a volte con argomenti di dubbia solidità, come i filmati in rete da cui si evince che quando si spara al branco, uno o due cadono, gli altri scappano, ignorando che il filmato non mostra che il più delle volte i fuggiaschi finiscono comunque nelle maglie della rete tesa intorno a loro dai cacciatori, per giudicare inutile una pratica di cui poco sanno, ma molto parlano, sovente a sproposito. Ma c’è da stare certi che la faccenda non finirà qui, con probabili mugugni e magari ricorsi da parte degli anticaccia, come è nel normale gioco delle parti.

Chi vivrà vedrà, l’importante è che non si debbano piangere altri morti evitabili sulle strade rese insicure dall’eccessivo proliferare della fauna selvatica.

Domenico Beccaria

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