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Attualità | 14 gennaio 2021, 12:32

"Apro o non apro?": incertezza e paura di multe, il dubbio amletico spacca la protesta dei commercianti

Negozianti si dividono tra chi afferma di aderire all'iniziativa di venerdì e chi no. Il movimento "Ioapro1501" promette assistenza legale per commercianti e clienti multati

Immagine di archivio non associata alla protesta

"Apro o non apro?", il dubbio amletico spacca la protesta dei commercianti torinesi

“Io apro” e “Io non apro”. Vigilia torinese piuttosto tormentata per la protesta nazionale dei commercianti che nella giornata di domani, venerdì 15 gennaio, mira a coinvolgere più esercenti possibili a infrangere i divieti e ad aprire i locali in segno di protesta, nonostante le regole.

A Torino, per esempio, sono circa una decina i locali che, almeno sui social network, hanno affermato di voler aderire all’iniziativa: tra loro bar, pizzerie, trattorie, uno studio di yoga e uno studio di estetista. Non mancano, anzi sembrano essere parecchi, i commercianti contrari alla protesta che invitano i colleghi “a non commettere fesserie e ad usare la testa. Il partito più numeroso è però quello degli indecisi. Di chi magari, pur condividendo lo stato di agitazione, ha paura di controlli e multe.

Avere una percezione della reale entità della protesta è però difficile. Il tam tam scorre sui social, soprattutto su gruppi Telegram. Per capire se il riscontro sarà poi effettivo nel mondo reale, bisognerà aspettare domani: il rischio di un flop è concreto, così come non è da escludere un’adesione più ampia e non sbandierata sui social. Il malcontento, di certo, è di tutta la categoria. Le nuove restrizioni potrebbero portare un calo di oltre un miliardo nel primo trimestre del 2020.

Ci troviamo in una situazione drammatica, chiediamo il diritto al lavoro” scrivono dalla trattoria Cecere di via Legnano, un locale che aderirò alla protesta Ioapro1501. “Si incomincia a grattare il fondo, continuiamo a pagare affitto, bollette, contributi, tasse: il conto è in rosso e abbiamo bisogno di aprire. Preferiamo il lavoro onesto” affermano, ricordando che i clienti che andranno da loro domani rischieranno comunque una multa.

Parere discordante quello della Trattoria Piemontese di via Napione. “Se lo Stato fa una legge, noi la rispettiamo e pretendiamo che anche lui si prenda le sue responsabilità e ci tuteli, come un padre di famiglia deve fare”.

Abbiamo seguito le regole, abbiamo sanificato, speso migliaia di euro per adeguarci, chiuso quando dovevamo chiudere e aperto quando ci hanno detto di aprire. Non daremo la soddisfazione di farci fare una multa e magari farci chiudere il locale facendoci passare come impostori” spiegano i titolari.

Il ristorante Cavalieri, invece, aprirà in maniera simbolica ma solo per asporto e senza consumazioni sul posto: "Riteniamo incosciente da parte di alcuni colleghi andare incontro a sanzioni e rischi inutili".

A fare da spettatori i cittadini. Alcuni hanno annunciato di voler partecipare in segno di solidarietà, recandosi a frequentare la lezione di Yoga o sedendosi a tavola dal ristoratore. Nei gruppi social, il movimento Ioapro1501 promette assistenza legale in caso di eventuali sanzioni. La sensazione, a poche ore dall’inizio della protesta, è che il dubbio amletico se aprire o tenere chiuso il proprio esercizio divida in due i commercianti torinesi.

Andrea Parisotto

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