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Economia e lavoro | 06 aprile 2021, 10:25

Ex Embraco, domani si torna in piazza: presidio davanti a Regione e prefettura. "Giorgetti non vuole incontrarci"

Appuntamento alle 11 con Fim, Fiom, Uilm e Uglm. Lazzi: "Il progetto c'è, ma le istituzioni non lo mandano avanti. Non è accettabile. Ci sono di mezzo 400 famiglie, ma anche tutto il destino del territorio"

Manifestazione lavoratori davanti alla prefettura di Torino

Tornano in piazza i lavoratori Ex Embraco per sbloccare il progetto Italcomp

Un presidio a partire dalle 11, prima davanti alla Regione e poi sotto la prefettura in piazza Castello. Riparte così - domani, 7 aprile, dopo il periodo pasquale - la vertenza che riguarda Italcomp e, più direttamente, i 400 lavoratori della ex Embraco di Riva di Chieri. 

L’iniziativa è organizzata a 18 giorni dai licenziamenti, che scatteranno il 25 aprile, e vuole ribadire al Governo la richiesta di un tavolo che abbia l’obiettivo di dare continuità al progetto Italcomp.

Una vicenda annunciata ormai da mesi, dall'allora ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ma da tempo ormai bloccata da incertezze e diffidenze (a livello europeo) per un progetto che riguarda anche la ACC di Mel, in provincia di Belluno.

In piazza, insieme ai lavoratori, i sindacati di Fim, Fiom, Uilm e Uglm, che da tempo seguono la vicenda. "Fra qualche settimana le 400 persone che lavorano in quello stabilimento riceveranno la lettera di licenziamento - sottolinea Edi Lazzi, segretario di Fiom Cgil Torino -. Sono 400 famiglie e dobbiamo stare al loro fianco. Ma saremo lì non solo per loro, ma per la generale Vertenza Torino. La città è in profonda crisi economica e il lockdown, per il Coronavirus, ha aggravato la loro situazione. Pensiamo ai mercati, ai tassisti, ai giostrai, i lavoratori dello spettacoli, chi ha un bar o un ristorante o chi lavora in una mensa. La situazione si sta avvitando su se stessa. Dobbiamo trovare delle soluzioni".

"La Fiom un'idea ce l'ha - aggiunge Lazzi -: intanto, non bisogna perdere quello che abbiamo. Mantenere ciò che c'è: non possiamo permetterci di fare passi indietro e la vicenda Embraco è paradigmatica. Lo Stato italiano ha fatto promesse a quei lavoratori e doveva creare una società apposta e invece non sta facendo nulla. E' una responsabilità della burocrazia, ma anche del ministro Giorgetti, che si rifiuta di incontrare i lavoratori e i loro rappresentanti, per completare con loro un progetto che già esiste. E' tutto paradossale. Dobbiamo smuovere questa situazione, per tutti i cittadini. Dobbiamo far sentire la nostra voce per scuotere la classe dirigente, una classe dirigente che non sta facendo bene il proprio dovere".

Massimiliano Sciullo

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