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Cronaca | 12 aprile 2021, 17:08

L'odissea dei permessi di soggiorno e la beffa della sanatoria: vita ordinaria di un migrante in Italia [VIDEO]

Presidio di protesta, questa mattina, davanti all'Ufficio Immigrazione della Questura di Torino in corso Verona. Tra le richieste, un incontro con il prefetto per sbloccare le pratiche inevase

presidio migranti

Il presidio dei migranti del 12 aprile 2021

Dateci il permesso di soggiorno per poter vivere dignitosamente”: la richiesta, forte e chiara, è arrivata dai migranti che si sono dati appuntamento, questa mattina, per protestare davanti all'Ufficio Immigrazione della Questura di Torino in corso Verona 3. Il presidio è stato organizzato dal gruppo Lavoratori Disoccupati e Precari per chiedere di sbloccare le pratiche inevase, comprese quelle riguardanti la sanatoria di braccianti e badanti promossa nel 2020 dall'ex ministra del lavoro Teresa Bellanova.

Documenti e lavoro, un'odissea di ritardi

Una delle parole più citate dalla piazza è stata, non a caso, proprio 'lavoro': “I ritardi - ha spiegato il sindacalista di SiCobas Mahmoud Abou Tabikhnelle emissioni e nei rinnovi dei permessi di soggiorno ci sono da sempre, tutto questo nonostante termini relativamente brevi; la Questura, però, non rispetta mai i tempi di consegna rimandando di mesi e mesi le pratiche senza spiegare i motivi. I documenti, in questo modo, si trasformano in uno strumento di ricatto perché per ottenerli i lavoratori sono costretti a rincorrere i contratti di lavoro, anche se sottopagati o sfruttati con orari di 10, 12 o 13 ore al giorno. La sanatoria, invece, è una vera e propria presa in giro perché i datori di lavoro si fanno pagare i contributi e i costi della regolarizzazione: le domande, in totale, sono state circa 200mila mentre si stima che il numero totale di lavoratori sia di 600mila”.

Vogliamo – ha aggiunto il collega Daniele Mallamaciun incontro con il prefetto e con il responsabile dell'Ufficio Immigrazione per avere delle risposte sui ritardi. Per queste persone è inaccettabile continuare a vivere e lavorare accettando qualunque condizione, tutte le pratiche devono essere sbloccate senza discriminazioni; sulla sanatoria, vera e propria truffa legalizzata, auspichiamo un intervento a livello governativo per far sì che quanto richiesto con grande dispendio di denaro venga finalmente concesso”.

Le testimonianze

Eloquente, a proposito, è la storia di Bishara, originario del Ciad in Italia dal 2011: “Sto aspettando il mio permesso di soggiorno - ha raccontato – dal 4 marzo 2020: mi dicono di tornare qui ogni due mesi ma, dopo più di un anno, nessuno sa darmi una risposta su che fine abbiano fatto i miei documenti”. Per quanto riguarda le problematiche relative alla sanatoria, invece, è il bracciante agricolo di origine pakistana Mushtad a illustrare la propria vicenda: “Ho presentato - ha affermato – la domanda di regolarizzazione il 7 agosto 2020 ma non so ancora nulla: il mio datore di lavoro dice di averla presentata ma, nel frattempo, gli ho già pagato i 500 euro di spese per la pratica più altri 3mila dalla busta paga”.

In mezzo a tanti c'è poi chi, come Antoine, ha aderito all'iniziativa per solidarietà: “Questa situazione drammatica – ha commentato – dura da tanti anni senza che nessuno intervenga, chi ha un affitto da pagare o una famiglia da mantenere non sa come andare avanti”.

Marco Berton

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