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Sanità | 02 maggio 2021, 07:20

Oftalmico, la terapia intensiva aperta "ai parenti" rivoluziona il modo di curare i pazienti Covid del Piemonte

Il dottor Deprado, referente della struttura: “Non possiamo permettere al Coronavirus di vincere sui sentimenti. La vicinanza dei propri cari aiuta i malati a guarire”

oftalmico

All'Oftalmico i pazienti in terapia intensiva incontrano i propri cari

“Poter vedere i propri cari per i pazienti è una fortissima terapia che, è certificato da molti studi, aiuta il malato a guarire”.

È questa la considerazione del dottor Alessandro Deprado - referente della terapia intensiva dell’ospedale Oftalmico di Torino - che è alla base dell’iniziativa innovativa quanto efficace, che permette ai parenti dei ricoverati in terapia intensiva malati di Covid 19 o comunque con postumi dell’infezione, di incontrare i loro cari per portare conforto, non farli sentire abbandonati e anche riportarli piano piano alla vita che scorre al di là di quelle stanze, realizzate apposta per far fronte al dilagare della pandemia.

Una possibilità rara se si pensa che ancora oggi, ad oltre un anno di distanza dall’emergenza sanitaria da Coronavirus, non è possibile andare a trovare i parenti ricoverati in ospedale o, peggio ancora, le persone anziane nelle case di riposo. Se poi si considera che per la tipologia dei malati ricoverati in terapia intensiva, già in periodo pre Covid incontrare i ricoverati era quasi impossibile, si capisce tutta la portata rivoluzionaria di questa iniziativa.

“In realtà - precisa il dottor Deprado - noi arriviamo da una esperienza di terapia intensiva aperta presso il San Giovanni Bosco, che però si era interrotta con la pandemia, ma ultimamente non volevamo più che il Coronavirus vincesse anche sui sentimenti, sulla vicinanza dei propri affetti più cari. Per molto tempo ci siamo concentrati sulla malattia, ora era giusto pensare anche alle persone”.

Alla base, oltre alla volontà di una struttura medica moderna e capace, c’é naturalmente un grande sforzo organizzativo per il personale sanitario ma, come afferma con un sorriso il dottor Deprado: “Ne vale la pena. È stato giusto occuparci della malattia nell’emergenza ma ora non dimentichiamo il lato umano”.

Per il parente tutto ciò comporta una procedura facile da attuare: un tampone - che deve essere negativo - e poi una vestizione con i dispositivi di sicurezza che adoperano gli stessi medici, infermieri ed Oss.

Un’altra importante novità della terapia intensiva dell’Oftalmico, la spiega il direttore responsabile del reparto di Anestesia e Rianimazione del San Giovanni Bosco, il dottor Sergio Livigni: “Il reparto - precisa - si basa sulla multidisciplinarità, che è una caratteristica vincente di questa terapia intensiva, perché avendo a disposizione per esempio internista, fisioterapista, logopedista, psicologo, questo permette consulti rapidi ed incrociati, per un’ottimale e completa cura dei pazienti”.

“Il modello applicato in questo reparto - precisa Carlo Picco, direttore generale Città della Salute di Torino - è un modello replicabile. Certo, implica uno sforzo organizzativo, ma sappiamo che uno dei problemi piu grossi è l’isolamento dei pazienti, che si trovano in una situazione avulsa dalla realtà, dal contesto sociale nel quale sono abituati. La solitudine crea problematiche anche a livello psicologico e riavvicinare il malato ai familiari non può che essere una carta vincente”.

Nadia Muratore

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