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Eventi | 16 maggio 2021, 10:32

Andrea Amarù: "Sono il regista delle mie canzoni"

"Torino è 'il meridione del nord'. Io sono cresciuto nel quartiere popolare delle Vallette, in questa realtà le feste rionali della mia città sono state il mio primo e vero trampolino di lancio. È iniziato tutto da lì"

Andrea Amarù (foto Paolo Ranzani)

Andrea Amarù (foto Paolo Ranzani)

Andrea Amarù è un cantante di origini siciliane nato a Torino, la sua carriera musicale è iniziata dal piano bar per poi passare dalla tv agli eventi fino alla pubblicazione di diversi dischi. Di preciso ha all’attivo cinque dischi e cinque singoli. L’ultimo brano, uscito il sette maggio, si chiama “Baila (è un sogno)” e racconta di un ballo sensuale tra due persone e di un’avvincente storia semi-nascosta.

Come si è avvicinato Andrea Amarù alla musica?
Ho iniziato a muovere i primi passi attraverso le serate di piano bar. Successivamente sono entrato a far parte di un’orchestra di musica da ballo con la quale ho inciso anche alcuni album. Parallelamente ho iniziato a prendere parte a molti eventi privati, aziendali, matrimoni e feste di piazza, riscuotendo notevoli consensi da parte del pubblico. Ottenuto il primo contratto editoriale per la pubblicazione di alcune mie canzoni non mi sono più fermato e ho continuato ad auto-produrre i miei lavori. Ho avuto la possibilità di intraprendere un percorso musicale intenso passando anche attraverso diverse esperienze televisive importanti, concerti e spettacoli che mi hanno permesso di girare l’Italia e l’Europa.

Ha un passato televisivo e all’attivo diverse pubblicazioni nel corso degli anni tra cui cover ma anche inediti. Tutte esperienze differenti, come hanno cambiato il suo approccio con la musica?
Più che cambiato, direi che mi hanno formato. Basti pensare che anni fa la televisione era un punto di arrivo, oggi la maggior parte degli artisti sfruttano la tv come trampolino di lancio. Questo può essere deleterio per qualunque artista perché una volta terminata l’esperienza ci si ritrova a dover camminare da soli. Senza un'esperienza importante alle spalle si può rischiare facilmente di perdere il controllo. Avendo all’attivo una gavetta molto importante ritengo di essere tra “gli ultimi privilegiati”; non tanto per quel che faccio, ma per il semplice fatto che tutte queste esperienze hanno contribuito e contribuiscono a farmi apprezzare ancor più ciò che faccio oggi. Non sento la pressione di dover necessariamente raggiungere obiettivi predefiniti o troppo a lungo termine, ma sono consapevole delle mie capacità e delle mie esperienze. Cerco di mettere al servizio il mio retaggio in ogni cosa che faccio e soprattutto di divertirmi facendo sempre tutto al meglio delle mie possibilità.

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?
Dipende. Non esiste uno standard, molte volte mi avvalgo anche della collaborazione di altri autori. Diciamo che mi piace definirmi un regista delle mie canzoni. Il soggetto è sempre il mio, parto da uno spunto che può arrivare da qualunque fronte, da un’esperienza vissuta in prima o in terza persona. Tendenzialmente mi piace riportare in musica le emozioni vissute in maniera diretta. Nel caso di “Baila” ho voluto descrivere un qualcosa che rispecchi i desideri nascosti di molti, anche di quelli che non hanno il coraggio di ammetterlo.

È uscito da poco il singolo “Baila (è un sogno)”, che storia ci racconta?
La storia/trama è quella di un uomo che balla e si scambia effusioni con una donna, che poi risulterà essere la sua donna, ma in tutt’altre vesti, condite da trasgressione e perversione, proprio come se fosse un’altra.

È il ritratto di alcune delle realtà secondo il mio modesto parere, molto presenti all’interno della vita coniugale di tante persone. Realtà che nella maggior parte dei casi vengono soppresse dalla persona stessa un po’ per pudore, altre volte per semplice rifiuto di una realtà che non si riesce ad accettare.

Progetti futuri o in divenire?
In primis la pubblicazione di altri due singoli entro il mese di settembre. Quello che mi piacerebbe di più fare è poter tornare presto ad esibirmi dal vivo.

La sua Torino musicale e non.
Personalmente ho sempre considerato Torino come “il meridione del nord”. Sono tantissime le famiglie emigrate dal sud in questa città. Io arrivo da una di quelle famiglie e sono cresciuto nel quartiere popolare delle Vallette, in questa realtà le feste rionali della mia città sono state il mio primo e vero trampolino di lancio. È iniziato tutto da lì.

Teatri e cinema chiusi, la musica confinata alle cuffie. Come vive da artista questo difficile momento per la musica?
Mi viene in mente una sola parola: tristezza. La musica e lo spettacolo fanno parte della mia vita da sempre. Sono ossigeno per me e per tutti gli artisti, e senza ossigeno non si può vivere!

Federica Monello

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